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La Meditazione Vipassana di S. N. Goenka

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Potreste non conoscere il nome di S.N. Goenka, ma se avete mai contato i vostri respiri per rilassarvi o se avete mai provato a mangiare, camminare, o parlare “consapevolmente”, avete già sentito la sua influenza. Egli potrebbe anche aver cambiato la vostra vita.

goenkaSatya Narayan Goenka non si è mai proposto come un guru della meditazione. Era un uomo d’affari indiano a cui è accaduto di incrociare gli insegnamenti del un maestro birmano Sayagyi U Ba Khin che aveva adattato le pratiche della meditazione buddista per insegnarle a laici, come me e (probabilmente) te. Ciò potrebbe non sembrare così radicale oggi, ma cento anni fa, lo era assolutamente visto che queste tecniche erano riservate alla tradizione monastica.
Dopo aver ricevuto l’insegnamento dal suo maestro per 14 anni, S.N. Goenka ritornò in India e qui, nel 1969, cominciò ad insegnare la meditazione Vipassanā, una pratica meditativa legata alla tradizione buddista Theravada, è anche detta “meditazione di visione profonda”.In un paese ancora diviso da differenze di casta e di religione, i corsi offerti da S.N. Goenka attirarono persone provenienti da ogni strato sociale. Inoltre anche moltissimi stranieri, provenienti da paesi di tutto il mondo, vennero per partecipare ai corsi di Vipassanā.

La nozione che la meditazione può essere praticata in modo non religioso e non settaria deve molto a Goenka.
La tecnica che egli insegna rappresenta una tradizione che risale fino a Gotama il Buddha. Il Buddha non insegnò mai una religione settaria; egli insegnò il Dharma – la Via di Liberazione – che è universale.
Allo stesso modo, l’approccio di S.N. Goenka è totalmente non settario. Per questo motivo, il suo insegnamento esercita un profondo richiamo su persone provenienti da ogni ambiente, di qualsiasi religione o anche non religiose, di ogni parte del mondo.

Fondamentalmente razionalista e pragmatico, Goenka ha sottolineato che la meditazione non è spiritualità nè religione, ma più una tecnica – un set di strumenti per l’aggiornamento e l’ottimizzazione della mente. Questi sono i miei termini, non i suoi (…), ma la sostanza è la stessa: non dovete credere a nulla, né indossare abiti speciali, o cantate parole speciali, al fine di calmare la mente, migliorare la memoria, e raggiungere i vari altri benefici della meditazione. La meditazione Vipassanā si adatta quindi anche a quelle persone che non sono interessate all’illuminazione o al risveglio, ma che vogliono acquisire consapevolezza (mindfullness n.d.r.) nella vita quotidiana: in pratica, prestando attenzione all’esperienza nel momento presente  in un particolare e mirato modo, sia nella meditazione formale che in altre attività.

Per capire cos’è la Vipassana potete sentire direttamente questo discorso di S. N. Goenka :

Di seguito una breve spiegazione, basata su di un discorso tenuto pubblicamente da S.N. Goenka a Berna, Svizzera, nel 1980.

***

L’apprendimento, durante un corso di meditazione Vipassana, si svolge in tre passi.

In primo luogo ci si deve astenere da ogni azione fisica e verbale che disturbi la pace e l’armonia degli altri. Non si può lavorare per liberarsi dalle impurità della mente e, nel contempo, continuare a compiere atti, con il corpo e con la parola, che le moltiplichino. Quindi, un codice di moralità è il primo passo essenziale della pratica. Ci si impegna a non uccidere, a non rubare, a non avere un comportamento sessuale scorretto, a non mentire e a non usare intossicanti. Astenendosi da queste azioni, si permette alla mente di acquietarsi quanto basta per procedere ulteriormente.

Il passo successivo è quello di sviluppare la padronanza su questa nostra mente selvaggia, esercitandola a rimanere fissa su di un solo oggetto: il respiro. Si cerca di mantenere la propria attenzione sulla respirazione il più a lungo possibile. Non si tratta di un esercizio di respirazione; non si deve controllare il respiro. Si osserva la respirazione naturale così come è, mentre entra e mentre esce. In questo modo si acquieta ulteriormente la mente, così che non venga più sopraffatta da intense negatività. Nel contempo si sta concentrando la mente, la si rende acuta e penetrante, capace di lavorare più in profondità.
Questi due primi passi, condurre una vita morale e controllare la mente, sono necessari e benefici di per se stessi, ma conducono alla soppressione delle negatività se non viene compiuto il terzo passo: purificare la mente dalle impurità, mediante lo sviluppo di una percezione diretta della propria natura. Questo è Vipassana: sperimentare la propria realtà tramite l’osservazione sistematica e spassionata dentro di noi del fenomeno mente-materia, che è in continuo mutamento e che si manifesta come sensazioni. Questo è l’apice dell’insegnamento del Buddha: auto-purificazione mediante auto-osservazione.
È qualcosa che può essere praticato da chiunque. Tutti affrontano il problema della sofferenza. È una malattia universale che richiede un rimedio universale, non un rimedio settario. Quando si soffre a causa della rabbia, non si tratta di rabbia buddista, induista o cristiana: la rabbia è rabbia. E quando ci si agita a causa della collera, non è un’agitazione cristiana, induista o buddista. La malattia è universale. Anche il rimedio dev’essere universale.
La Vipassana è questo rimedio. Nessuno obietterà nei confronti di un codice di vita che rispetta la pace e l’armonia degli altri. Nessuno obietterà verso lo sviluppare il controllo della mente. Nessuno può avere obiezioni verso lo sviluppare la comprensione profonda della propria natura, una comprensione che permette di liberare la mente dalle negatività. Vipassana è una via universale.
Osservare la realtà così come è, osservando la verità al proprio interno: questo è conoscersi direttamente ed esperienzialmente. E a mano a mano che si pratica, ci si libera dalla miseria delle impurità mentali. Dalla verità grossolana, esteriore, apparente, si penetra fino alla verità ultima della mente e della materia. Poi la si trascende e si sperimenta una verità che sta oltre la mente e la materia, oltre il tempo e lo spazio, oltre il campo condizionato della relatività: la verità della totale liberazione da tutte le negatività, tutte le impurità, tutte le sofferenze. Non ha importanza che nome si dia a questa verità ultima: essa è la meta finale per tutti.
Che tutti voi possiate sperimentare questa verità ultima. Possano tutti liberarsi dalle loro impurità, dalla loro miseria. Possano godere della vera pace, della vera armonia, della vera felicità.
Che tutti gli esseri siano felici.gocce

Brano tratto dal sito http://www.atala.dhamma.org/pub/artevita.php

Meditare in città

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“Chiunque può riuscirci. E’ sufficiente un pò di tempo, un pò di consapevolezza e la volontà di essere felici”

Thich Nhat Hanh

 

Il maestro di Dzog-chen Chögyal Namkhai Norbu un giorno disse che bisogna lavorare con le circostanze… Quanto è importante sapersi adeguare al contesto, adattare ciò che vogliamo a fare a ciò che abbiamo, riuscire a fare ciò che vogliamo con ciò che abbiamo!

Consiglio spesso la meditazione ai miei pazienti in quanto la ritengo un’utile tecnica per calmare la mente e gestire ansia e stress.

Purtroppo però mi confronto con le mille “scuse” di chi mi dice che non riesce a trovare il luogo adatto per praticare. Vorrebbero un luogo fresco, silenzioso, profumato, ispirante…ma abitano in città!

Meditare camminando è un’esperienza estremamente affascinante in grado di apportare straordinari benefici a livello fisico, mentale e spirituale. La meditazione in movimento ti consente di placare la mente e accrescere la tua consapevolezza del momento, vivendo il qui e ora in tutta la sua bellezza e unicità.

Mentre camminiamo in città siamo immersi in un contesto che non è piacevole e stimolante come quello naturale. Inoltre, spostandoci sui marciapiedi dello spazio urbano, difficilmente possiamo estraniarci dal contesto così come richiesto dalla meditazione camminata “classica”.

Siccome ritengo che una grande risorsa dell’essere umano sia il sapersi adattare alle circostanze, insisto sul fatto che è possibile trovare il modo per praticare la meditazione anche in un ambiente apparentemente così poco invitante, che, in fin dei conti però, è il nostro ambiente…

Seppur impossibilitati a vivere l’esperienza classica, possiamo cercare di assumere un nuovo modo di camminare quando, per necessità, ci spostiamo a piedi all’interno della città. Imparare a sfruttare ogni momento per “praticare” invece di aspettare di creare le condizioni appropriate…

Così, facendomi ispirare dagli insegnamenti dello zen, consiglio una specie di meditazione camminata.

Ovviamente ciò che propongo è diverso dall’originaria tecnica, caratterizzata, ad esempio, da un’attenzione piena ad ogni passo, che prevede quindi il maggiore isolamento possibile dal contesto, propongo un metodo adattabile a diversi contesti, compreso quello caotico cittadino e utilizzabile in qualsiasi momento della giornata.

metropolitanaNon c’è bisogno di predisporre un luogo particolare, né un abbigliamento comodo, né tantomeno c’è bisogno di un ambiente silenzioso.

Basandomi sulle nostre innate capacità di integrazione e adattamento mi piace invitare le persone a trovare un modo per avere maggiore sintonia con l’ambiente che ci circonda per essere più leggeri nella vita quotidiana…

Inseriamo quindi il contesto nella meditazione, contesto che non viene più avvertito come un disturbo all’esperienza interiore, ma come spunto per la sua conoscenza.

Gli elementi normalmente definiti “disturbanti”, come il rumore o il contatto con gli altri, possono diventare elementi compresi nell’essere nel qui ed ora, fattori di cui diventare consapevoli, da osservare invece da subire passivamente o addirittura cercare di eliminare…

Diventare consapevoli del flusso continuo di sensazioni che attraversa la nostra coscienza: ogni fenomeno, luminoso, sonoro, tattile o olfattivo entra nel nostro campo percettivo, lo attraversa e poi ne esce, ma prima provoca in noi reazioni, pensieri, sensazioni, emozioni…

Viviamo in un mondo fatto di interazione, che spesso risulta pure essere piuttosto violenta ed invasiva, rumori forti, contatti fisici… La città fornisce un numero infinito di “fastidi”: il rumore, la sporcizia, i cattivi odori, l’atteggiamento indifferente e qualche volta aggressivo delle persone che incrociamo. Spesso cerchiamo quindi di isolarci in modo più o meno consapevole da tutto ciò: ma in un mondo in cui la sensazione di comunione con l’altro è sempre più raro forse è davvero importante cercare di armonizzarsi con ciò che ci circonda piuttosto che combatterlo ricacciandolo fuori.

Ciò che è fuori e che spesso non ci piace, comunque ci appartiene: accogliere l’incontro con l’altro, col mondo, può diventare un potente modo per imparare qualcosa su noi stessi: cosa risveglia in me quella persona? Come reagisco a quel rumore?

La meditazione camminata diventa così una via straordinaria per riconnetterci con noi stessi e con il mondo circostante, aiutandoci a vivere il momento come un tesoro prezioso.

Seguendo alcuni semplici passi è possibile trasformare questo comune atto della vita quotidiana in un’opportunità di benessere.

  1. Rallenta.

Quando mediti camminando, cerca di farlo rallentando il passo: la lentezza favorisce la presenza mentale nel qui ed ora. E’ sufficiente rallentare un pochino per ammirare ciò che ci circonda. Vivi il luogo in cui sei, che sia una trafficata strada di città o un silenzioso bosco…

  1. Focalizzati sul corpo e sul respiro.

Il respiro funge da base per il “qui ed ora”, base da cui partire e luogo in cui tornare. Comincia portando l’attenzione al respiro, resta ad osservare il suo ritmo senza cercare di modificarlo, oppure al corpo in movimento (la consapevolezza a tutto il corpo che si muove nello spazio).

  1. Vivi il mondo.

Esci dall’ufficio, apri la porta di casa, scendi dalla macchina e vai nel mondo.

Con tranquillità, semplicità e leggerezza inizia a contemplare ciò che ti circonda, immergiti totalmente nell’ambiente intorno e osserva le persone che incontri sul tuo cammino.

  1. Osserva la tua mente.

Inizia a lasciar andare le tue preoccupazioni, prova a far scivolare via la tua ansia concentrando la tua attenzione nel qui ed ora di ciò che vedi.

Quando la mente “scappa” diventa interessante osservare dove va il pensiero: si focalizza sulle persone che incontriamo? Osservo il giudizio che nasce per ogni persona che vedo… È naturale, così è fatta la nostra mente e ne prendo atto. Poi osservo dove mi porta questo giudizio, che cosa fa succedere in me? Per ora faccio tutto ciò senza cercare di correggermi, resto semplice spettatore dei movimenti della mente. Poi si vedrà.

  1. Non c’è nessun arrivo, solo il qui e ora.

Non lasciarti avvinghiare dalle preoccupazioni: mantieni la consapevolezza del momento presente, dell’unico istante davvero reale, il qui e ora. Non ce n’è un altro migliore, non c’è un luogo “altro” in cui andare, semplicemente cammino con l’unico scopo di camminare, osservo con l’unico scopo di osservare…

Vacanze olistiche per depurarsi e ricaricarsi

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Finalmente è arrivato Agosto, per la maggior parte degli italiani, il mese delle vacanze.
Durante l’anno siamo catturati dal caos della vita quotidiana…
La nostra mente è concentrata sul fare, intossicata da preoccupazioni, ansie, frustrazioni e
delusioni che condizionano i nostri pensieri e le nostre re-azioni.
Come fare ad entrare nell’assetto mentale “da vacanza”?

Perché andare in vacanza non significa semplicemente partire, sebbene un viaggio
sia un segnale forte di rottura con la nostra routine quotidiana.
Il senso di una vacanza, anche quando trascorsa a casa, dovrebbe essere quello di
spostare la nostra attenzione su noi stessi.
Cerchiamo quindi di cambiare il nostro modo “abituale” di comportarci:
evitiamo di farci distrarre dal pensiero del lavoro, viviamo appieno le emozioni che sorgono e godiamoci la libertà.
Rinunciamo per questo breve periodo alla fretta, al fare troppe cose contemporaneamente e coltiviamo quindi
l’essere radicati nel presente: la consapevolezza dell’esperienza che stiamo vivendo,
in termini di sensazioni, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Le vacanze possono diventare una vera occasione per ritrovare benessere e serenità,
per nutrire e ricaricare l’organismo di energia.
L’energia vitale subisce un consumo quotidiano e quotidianamente può essere parzialmente ricaricata,
ma troppo spesso vi è una scorretta gestione delle risorse, un calcolo corretto di entrate ed uscite, e il nostro organismo si indebolisce.
In vacanza abbiamo più tempo a disposizione per ricaricare le riserve energetiche,
scaricando tensioni fisiche e psichiche.

Concediamo quindi al nostro organismo una vacanza olistica!
Una vacanza per mente e corpo.

Non c’è bisogno di andare lontano, non bisogna attraversare oceani o esplorare terre sconosciute…
Dovunque ci troviamo, in qualunque momento, possiamo gioire della luce del sole, della compagnia degli altri, della sensazione del nostro respiro. Non abbiamo bisogno di andare in Cina per gioire del cielo azzurro, non dobbiamo viaggiare nel futuro per gioire del nostro respiro. Possiamo essere in contatto con tutto ciò qui e ora.” (Thich Nhat Hanh)

Ecco come!

1) CONCEDIAMOCI MOMENTI DI PACE2013-04-25 14.50.22Stare in silenzio, magari immersi nella natura ci consente di liberare quello che affolla la nostra mente.
Stare in campagna, o in montagna o vicini alla natura ricarica l’energia.
La natura rilassa con i suoi suoni, colori, luci e odori. Ascoltare un fiume che scorre o
l’onda del mare che va e che viene concilia il rilassamento della nostra mente…
L’odore degli alberi, come abeti, pini, cipressi, ma anche i limoni, gli aranci, e tutti gli agrumi.
Camminare a piedi nudi sulla sabbia fa bene ai nostri piedi, alla nostra schiena ed
è un’ottima occasione per fare una meditazione camminata.

2) TROVIAMO IL TEMPO PER DORMIRE E OZIARE

Il sonno rigenera ed è estremamente importante sia per recuperare energie fisiche, che mentali.
Attraverso i sogni lasciamo la mente libera di correre e sfogarsi ampliando le nostre capacità creative.

3) PRENDIAMOCI IL TEMPO PER MANGIARE BENE

Durante l’anno ci siamo maltrattati? Il tempo forse è scarseggiato e a rimetterci è l’alimentazione…
Pasti frugali, panini comprati al bar o alimenti surgelati?
Quest’estate ricarichiamoci e godiamoci anche le gioie della tavola. Frutta e verdura di stagione.
Siamo fatti di ciò che mangiamo: in vacanza non abbuffatevi, ma nutritevi di tanti alimenti freschi e di stagione.
Ma anche e soprattutto prendete il tempo per godere del mangiare: assaporare ciò che stiamo masticando…

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4) METTIAMO DA PARTE I PROBLEMI

Uno dei meccanismi che ci impedisce di riposarci in vacanza è che continuiamo a pensare al lavoro,
alle cose da fare al rientro, le cose lasciate in sospeso… insomma, “cerchiamo di non guardare indietro con rabbia,
né avanti con paura, ma intorno con consapevolezza.” (James Thurbe)

Allenate la mente a vivere il presente: puntate la sveglia più volte al giorno e
quando suona chiedetevi: “a cosa sto pensando?”.
Se siete concentrati sul qualcosa di diverso da ciò che state facendo
riportatela dolcemente al momento che state vivendo.

5) FACCIAMO LE COSE CHE CI PIACCIONO

Dopo aver preparato il terreno al giusto assetto mentale,
dopo aver lasciato andare ciò che non vogliamo e che ci fa male,
concediamoci ciò che ci piace!
Sia questo uno sport, un buon libro oppure momenti di totale relax…