Archivio mensile:febbraio 2013

La psicologia dell’Oriente

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La psicologia dell’Oriente

Allan Watts

Brano tratto da: La Via della Liberazione, di Allan Watts, Edizioni Ubaldini Astrolabio

 

E’ qui che la psicologia dell’Occidente può prendere lezione dalla psicologia dell’Oriente, la quale presta più attenzione al modo di accettare e meno alle cose da accettare.

Essa è interessata a creare uno stato mentale preparato a ogni eventualità, a ogni sorpresa che venga sia dall’universo esterno sia dall’universo interno.

Troppo poco risalto è dato a questo aspetto dell’opera da sconsiderati professionisti della psicologia dell’inconscio, così che facilmente l’analisi risulta piuttosto astratta dalla vita. L’analisi non è qualcosa a cui si possa lavorare solo di notte, nel paese dei sogni, e la salute psicologica non può essere comperata a cento dollari la visita ogni giovedì pomeriggio. Una sera un amico mi telefona e mi annuncia che deve rincasare presto perché il suo analista lo ha incaricato di affrontare un problema.

Quando è necessario rincasare presto, chiudersi in camera, sedersi solennemente, prendere da un cassetto il problema e affrontarlo, cominciamo a chiederci con stupore che cosa sia avvenuto di una certa indispensabile qualità chiamata umorismo. L’analisi non deve assolutamente astrarsi dalla vita, ma, quando si dà eccessivo risalto al sogno, al simbolismo inconscio, al disegno e alla pittura inconsci, e alla vita di fantasia in generale, si corre il rischio di dividere la vita in due metà e trascurare i rapporti che le legano, come se l’intero processo non richiedesse altro che di essere sviluppato nel mondo del sogno e della fantasia.
Molte di queste difficoltà sarebbero superate se coloro che non possono giovarsi di un savio analista, avessero la chiara intelligenza dei fini dell’opera psicologica, e anche qui la visione di sistemi orientali come il Taoismo e varie forme di Buddhismo è molto indicativa. Infatti qui l’obiettivo non è raggiungere uno stadio – particolare; è trovare il giusto atteggiamento mentale in quale che sia lo stadio in cui possa capitare di trovarsi. Questo, a dire il vero, è un principio fondamentale di quelle forme di psicologia orientale che passeremo in rassegna. Nel corso della sua evoluzione l’uomo passerà attraverso un numero indefinito di stadi; si arrampicherà sulla cresta di un monte per trovare la strada che lo porti oltre la cresta di un altro e di un altro ancora e così all’infinito. Nessuno stadio è definitivo, perché il significato della vita sta nel suo movimento e non nel luogo verso cui si muove.

Un nostro proverbio dice che viaggiare bene è meglio che arrivare, il che si avvicina all’idea orientale. La saggezza non consiste nell’arrivare a un luogo particolare e non si deve pensare che la si raggiunga necessariamente con l’arrampicarsi su una scala i cui pioli sono gli stadi successivi dell’esperienza psicologica. Quella scala è senza fine e l’accesso all’illuminazione, alla saggezza o alla libertà spirituale si può trovare su uno qualunque dei suoi pioli. Se lo scopri, non significa che non dovrai continuare ad arrampicarti su per la scala; dovrai continuare ad arrampicarti esattamente come dovrai continuare a vivere. Ma l’illuminazione si trova con la piena accettazione del posto dove ti trovi ora.

L’uomo moderno si trova nello stadio dell’evoluzione umana in cui c’è una divisione massima fra il suo Io e l’universo; per lui l’illuminazione è l’accettazione totale di quella divisione. Le tecniche psicologiche falliscono perché non si accettano pienamente i vari stadi coinvolti; questi si accettano con il solo scopo di raggiungere una certa meta, come per esempio lo stato di “individuazione” simboleggiato dal mandala. In tali circostanze quello stato si può raggiungere” ma non vi si trova ciò che intimamente si desidera. Il risultato è che quanti immaginano di aver completato quella fase di lavoro psicologico, sono spesso infelici come sempre.
La semplice esplorazione dell’inconscio non porta alla saggezza, perché uno sciocco potrà imparare molto e sperimentare molto, ma sarà sempre uno sciocco. Diventa saggio solo quando ha l’umiltà di lasciarsi libero di essere uno sciocco. Come dice Chuang Tze: “Chi sa di essere uno sciocco non è un grande sciocco”. Infatti lo sciocco si rivela sempre per il suo orgoglio, per l’illusione che la grandezza si misuri semplicemente con il metro della sapienza psicologica e che caricandosi di nuove esperienze diventerà saggio. La psicologia dell’inconscio è il suo felice terreno di caccia. “Dopo cinque o sei anni di analisi”, egli pensa, “se lavorerò sodo e passerò attraverso tutti gli stadi necessari, diventerò una persona reale, un uomo autentico, libero”. Veramente quei cinque anni di lavoro (la cui realizzazione richiederà anche l’istupidimento dell’analista) potranno insegnargli qualcosa, se per avventura gli mostreranno che egli è simile a quel somaro che cercava il fuoco con la lanterna accesa. Talvolta il giro più lungo è la via più breve per tornare a casa.
La via dell’accettazione e della libertà spirituale si trova non con l’andare da qualche parte, ma nell’andare, e lo stadio in cui se ne può conoscere la felicità è ora, in questo stesso momento, nello stesso posto in cui ti capita di stare. Sta nell’accettare pienamente lo stato della tua anima, qual è ora, non nel tentare di portarti con la forza in un altro suo stato, che per orgoglio immagini che sia superiore e più progredito. Non si tratta di sapere se il tuo stato presente sia buono o cattivo, nevrotico o normale, elementare o progredito; si tratta di sapere quale sia. L’essenziale non è accettarlo al fine di passare a uno stato “superiore”, se cosi si può chiamare.

A mo’ di illustrazione, ecco la storia di come il saggio Buddhista Hui-neng illuminò Chen Wei-ming, il quale lo aveva inseguito per rubargli il mantello e la ciotola delle elemosine del Buddha. Hui-neng li aveva deposti su una roccia e quando Chen andò per sollevarli, trovò che era impossibile. Preso dal terrore Chen protestò che non era venuto per il mantello e la ciotola, ma per la saggezza che rappresentavano. ” Poiché sei venuto per il Dharma”, disse Hui-neng, “non pensare al bene, non pensare al male, ma vedi quale sia la tua vera natura (letteralmente: ” faccia originaria ” ) in questo momento “. A queste parole, Chen fu d’improvviso illuminato; grondando di sudore e salutando Hui-neng con lacrime di gioia, domandò: “Oltre a queste parole segrete e a questi occulti significati che mi hai appena largiti, c’è qualcos’altro di segreto?”.

Hui-neng rispose: “In ciò che ti ho rivelato non c’è nulla di segreto. Se rifletti e riconosci la tua vera natura, il segreto è in te”.

 

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Che cos’è la psicoterapia transpersonale?

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Che cos’è la psicoterapia transpersonale?

La psicologia transpersonale è una branca della psicologia il cui studio si estende alle esperienze e agli stati di coscienza che trascendono i limiti dell’Io personale, “allo studio delle esperienze spirituali in un contesto psicologico[1]”.

Nata verso la fine degli anni ’60, viene definita “quarta forza” della psicologia, per sottolineare la sua predisposizione all’integrazione tra la psicologia occidentale e le tematiche orientali, presupposti per la costruzione di un modello di coscienza più ampio.

La psicologia transpersonale trascende ed include gli approcci a lei precedenti. Al suo interno vi possiamo quindi trovare mantenuti taluni presupposti della psicoanalisi freudiana, come i concetti di meccanismo di difesa, altri della psicologia analitica di Jung, come l’idea di un inconscio collettivo, o ancora l’idea di ampliare i propri confini personali verso la realizzazione del Sé classica della Psicosistesi.

Questi concetti sono inclusi ed integrati in un contesto teorico più ampio che trascende i precedenti: l’approccio transpersonale infatti ritiene, contrariamente a molti dei principali approcci psicologici attuali, che le esperienze interiori di ordine spirituale o mistico siano un aspetto degno di oggetto di studio da parte della psicologia.

Le convergenze fra certi approcci psicoterapeutici della psicologia transpersonale e le tecniche spirituali dell’Oriente sono notevoli: la dicotomia corpo/mente e individuo/ambiente viene coniugato all’interno di un modello “olistico”; il lavoro con le energie psicofisiche volto all’armonizzazione dei diversi livelli dell’essere umano (fisico, energetico, emotivo, mentale e spirituale) e l’espansione della consapevolezza, l’uso dell’insight come mezzo di conoscenza e consapevolezza, e così via.

L’approccio transpersonale, grazie anche alle eredità psicodinamiche (Freud, ma soprattutto Jung), bioenegetiche (Reich e Lowen), umanistiche e alle conoscenze sapienziali antiche, si basa sull’idea di sviluppo dell’individuo entro dinamiche che possono essere di benessere, piuttosto che di crisi e di sofferenza, giungendo a segnalare la necessità di oltrepassare il limite della dimensione psichica per accettare la potenziale presenza di un ambito più propriamente spirituale.

Essa si prefigge quindi come obiettivo non solo la “cura” delle “malattie mentali”, ma anche l’esplorazione di una nuova visione della realtà e l’indagine approfondita dei livelli più alti della coscienza personale, collettiva e transpersonale.

La psicologia transpersonale si avvicina così alla persona cosiddetta “sana” e funzionante e si occupa della sua crescita, fatta anche di quei processi di autorealizzazione, di sviluppo delle potenzialità e risorse interiori dell’essere umano.

Questa esplorazione interiore su molteplici livelli è favorita proprio dalla possibilità di un autentico confronto tra la psicologia occidentale (soprattutto quella umanista e gestaltica) e le filosofie orientali basate su tecniche meditative (yoga, zen, sufismo, buddhismo).

Centro di interesse dalla psicologia transpersonale è lo studio, attraverso metodi scientifici ed esperienziali, della realizzazione della coscienza dell’unità e della consapevolezza; attraverso l’utilizzo degli insegnamenti delle antiche tradizioni, inserite nel contesto della psicoterapia, la psicologia transpersonale vuole aiutare l’individuo a sviluppare un’altra visione del mondo, più ampia… Rappresentando una svolta nel campo della psicologia prende in considerazione gli stati ottimali di salute mentale e le esperienze frutto della meditazione: è una psicologia “della crescita” volta a sviluppare il più elevato potenziale umano oltre che lenire la sofferenza della persona malata.

La psicologia transpersonale integra quindi la psicologia occidentale alle tradizioni mistiche orientali e sciamaniche, subendo infine l’influenza dalla moderna fisica, dall’antropologia e da altre discipline. Arricchendosi dei dati portati dalla scienza e dalla filosofia, la psicologia transpersonale tende ad avere una visione multidimensionale, od olistica. Trascendendo la visione della psicologia occidentale, che è tesa verso lo studio e la realizzazione della personalità che si attua nella realtà del mondo esterno, la psicologia transpersonale riconosce la verità della contemplazione e delle vie dell’autorealizzazione interiore, riuscendo a creare un ponte tra passato e presente, tra antico e moderno.


[1]Lattuada PL. Oltre la mente, Ed. Franco Angeli, Milano.