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La psicologia dell’Oriente

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La psicologia dell’Oriente

Allan Watts

Brano tratto da: La Via della Liberazione, di Allan Watts, Edizioni Ubaldini Astrolabio

 

E’ qui che la psicologia dell’Occidente può prendere lezione dalla psicologia dell’Oriente, la quale presta più attenzione al modo di accettare e meno alle cose da accettare.

Essa è interessata a creare uno stato mentale preparato a ogni eventualità, a ogni sorpresa che venga sia dall’universo esterno sia dall’universo interno.

Troppo poco risalto è dato a questo aspetto dell’opera da sconsiderati professionisti della psicologia dell’inconscio, così che facilmente l’analisi risulta piuttosto astratta dalla vita. L’analisi non è qualcosa a cui si possa lavorare solo di notte, nel paese dei sogni, e la salute psicologica non può essere comperata a cento dollari la visita ogni giovedì pomeriggio. Una sera un amico mi telefona e mi annuncia che deve rincasare presto perché il suo analista lo ha incaricato di affrontare un problema.

Quando è necessario rincasare presto, chiudersi in camera, sedersi solennemente, prendere da un cassetto il problema e affrontarlo, cominciamo a chiederci con stupore che cosa sia avvenuto di una certa indispensabile qualità chiamata umorismo. L’analisi non deve assolutamente astrarsi dalla vita, ma, quando si dà eccessivo risalto al sogno, al simbolismo inconscio, al disegno e alla pittura inconsci, e alla vita di fantasia in generale, si corre il rischio di dividere la vita in due metà e trascurare i rapporti che le legano, come se l’intero processo non richiedesse altro che di essere sviluppato nel mondo del sogno e della fantasia.
Molte di queste difficoltà sarebbero superate se coloro che non possono giovarsi di un savio analista, avessero la chiara intelligenza dei fini dell’opera psicologica, e anche qui la visione di sistemi orientali come il Taoismo e varie forme di Buddhismo è molto indicativa. Infatti qui l’obiettivo non è raggiungere uno stadio – particolare; è trovare il giusto atteggiamento mentale in quale che sia lo stadio in cui possa capitare di trovarsi. Questo, a dire il vero, è un principio fondamentale di quelle forme di psicologia orientale che passeremo in rassegna. Nel corso della sua evoluzione l’uomo passerà attraverso un numero indefinito di stadi; si arrampicherà sulla cresta di un monte per trovare la strada che lo porti oltre la cresta di un altro e di un altro ancora e così all’infinito. Nessuno stadio è definitivo, perché il significato della vita sta nel suo movimento e non nel luogo verso cui si muove.

Un nostro proverbio dice che viaggiare bene è meglio che arrivare, il che si avvicina all’idea orientale. La saggezza non consiste nell’arrivare a un luogo particolare e non si deve pensare che la si raggiunga necessariamente con l’arrampicarsi su una scala i cui pioli sono gli stadi successivi dell’esperienza psicologica. Quella scala è senza fine e l’accesso all’illuminazione, alla saggezza o alla libertà spirituale si può trovare su uno qualunque dei suoi pioli. Se lo scopri, non significa che non dovrai continuare ad arrampicarti su per la scala; dovrai continuare ad arrampicarti esattamente come dovrai continuare a vivere. Ma l’illuminazione si trova con la piena accettazione del posto dove ti trovi ora.

L’uomo moderno si trova nello stadio dell’evoluzione umana in cui c’è una divisione massima fra il suo Io e l’universo; per lui l’illuminazione è l’accettazione totale di quella divisione. Le tecniche psicologiche falliscono perché non si accettano pienamente i vari stadi coinvolti; questi si accettano con il solo scopo di raggiungere una certa meta, come per esempio lo stato di “individuazione” simboleggiato dal mandala. In tali circostanze quello stato si può raggiungere” ma non vi si trova ciò che intimamente si desidera. Il risultato è che quanti immaginano di aver completato quella fase di lavoro psicologico, sono spesso infelici come sempre.
La semplice esplorazione dell’inconscio non porta alla saggezza, perché uno sciocco potrà imparare molto e sperimentare molto, ma sarà sempre uno sciocco. Diventa saggio solo quando ha l’umiltà di lasciarsi libero di essere uno sciocco. Come dice Chuang Tze: “Chi sa di essere uno sciocco non è un grande sciocco”. Infatti lo sciocco si rivela sempre per il suo orgoglio, per l’illusione che la grandezza si misuri semplicemente con il metro della sapienza psicologica e che caricandosi di nuove esperienze diventerà saggio. La psicologia dell’inconscio è il suo felice terreno di caccia. “Dopo cinque o sei anni di analisi”, egli pensa, “se lavorerò sodo e passerò attraverso tutti gli stadi necessari, diventerò una persona reale, un uomo autentico, libero”. Veramente quei cinque anni di lavoro (la cui realizzazione richiederà anche l’istupidimento dell’analista) potranno insegnargli qualcosa, se per avventura gli mostreranno che egli è simile a quel somaro che cercava il fuoco con la lanterna accesa. Talvolta il giro più lungo è la via più breve per tornare a casa.
La via dell’accettazione e della libertà spirituale si trova non con l’andare da qualche parte, ma nell’andare, e lo stadio in cui se ne può conoscere la felicità è ora, in questo stesso momento, nello stesso posto in cui ti capita di stare. Sta nell’accettare pienamente lo stato della tua anima, qual è ora, non nel tentare di portarti con la forza in un altro suo stato, che per orgoglio immagini che sia superiore e più progredito. Non si tratta di sapere se il tuo stato presente sia buono o cattivo, nevrotico o normale, elementare o progredito; si tratta di sapere quale sia. L’essenziale non è accettarlo al fine di passare a uno stato “superiore”, se cosi si può chiamare.

A mo’ di illustrazione, ecco la storia di come il saggio Buddhista Hui-neng illuminò Chen Wei-ming, il quale lo aveva inseguito per rubargli il mantello e la ciotola delle elemosine del Buddha. Hui-neng li aveva deposti su una roccia e quando Chen andò per sollevarli, trovò che era impossibile. Preso dal terrore Chen protestò che non era venuto per il mantello e la ciotola, ma per la saggezza che rappresentavano. ” Poiché sei venuto per il Dharma”, disse Hui-neng, “non pensare al bene, non pensare al male, ma vedi quale sia la tua vera natura (letteralmente: ” faccia originaria ” ) in questo momento “. A queste parole, Chen fu d’improvviso illuminato; grondando di sudore e salutando Hui-neng con lacrime di gioia, domandò: “Oltre a queste parole segrete e a questi occulti significati che mi hai appena largiti, c’è qualcos’altro di segreto?”.

Hui-neng rispose: “In ciò che ti ho rivelato non c’è nulla di segreto. Se rifletti e riconosci la tua vera natura, il segreto è in te”.

 

La meditazione in psicoterapia: è possibile un’integrazione?

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La meditazione in psicoterapia: è possibile un’integrazione?

«Come la superficie del mare si increspa quando soffia il vento, così anche la mente tende ad agitarsi e a divenire reattiva in presenza di turbolenze esterne. Ma se scendi quattro o cinque metri sotto la superficie del mare trovi solo un lievissimo movimento: a quella profondità l’acqua è calma anche quando la superficie è tempestosa».
Jon Kabat-Zinn

La rinnovata attenzione ad un approccio olistico della persona dimostra che si sta tornando ad un modello maggiormente integrato dell’individuo, che viene quindi considerato in senso olistico, quale unità di mente e corpo, inserito in una contesto sociale dal quale è influenzato e che influenza a sua volta. Questa unità non è intesa solo tra piano fisico e mentale, ma comprende anche il piano dell’anima, del Sé e la consapevolezza dell’esistenza di altri piani di coscienza. Le esperienze del livello transpersonale implicano un’espansione della coscienza al di là dei confini convenzionali dell’organismo e del senso di identità più ampio. È un modo di coscienza in cui l’individuo si sente connesso al cosmo nella sua totalità e trascende spesso il ragionamento logico e l’analisi intellettuale, approssimandosi ad un’esperienza mistica diretta della realtà.

Cos’è la meditazione?
Lo stato meditativo è caratterizzato da una osservazione pura, una chiara consapevolezza e attenzione al nell’hic et nunc. Uno stato di unità che trascende l’ordinaria percezione di dualità: qui mente e corpo sono armoniosamente concepite come parti integrate di un tutt’uno che è l’individuo nel qui ed ora. Questa è una condizione da riconoscere piuttosto che da raggiungere. La tradizione infatti ci insegna che tale dovrebbe essere la condizione naturale della mente, ovvero uno stato di totale fluidità e quiete dove emerge dall’attenzione intenzionale una consapevolezza del dispiegarsi dell’esperienza momento per momento.
La meditazione è la “tecnica” per entrare in questo stato: uno strumento che insegna un altro modo, ossia il ‘come’, di essere e fare: la pratica infatti estesa all’intera esistenza quotidiana. Strettamente legata al “dire sì”, cioè restare ed osservare senza fare null’altro, questa tecnica consiste nel lasciare scorrere il respiro senza bloccarlo, consentire il libero fluire delle emozioni e dei pensieri senza aggrapparvisi, lasciare emergere ogni ricordo senza scacciarlo via. Entrando nello stato meditativo si riduce la sensibilità agli stimoli esterni e si accentua quella agli stimoli interni: si entra in contatto con se stessi e al contempo migliora l’ascolto dell’esterno. Priva di giudizio e blocchi la mente può cominciare a percepire ciò che realmente è: le parole, la logica, la razionalità lasciano il posto a un’osservazione silente di ciò che avviene sui 5 livelli del corpo-mente (fisico, energetico, emotivo, mentale e spirituale) e nell’ambiente circostante.
La concentrazione profonda in cui ci s’immerge crea una sensazione di pace, di vuoto e calma interiore che permettono di lasciare cadere i pesi della vita quotidiana, spesso contraddistinta da una ricerca della performance, un ascolto centrato sull’esterno ed un controllo delle emozioni… La meditazione consente di creare uno spazio interno di silenzio che permette di ascoltare la propria presenza senza turbamenti. Ora che la mente è sgombra da interferenze si può entrare realmente e profondamente in relazione con sé stessi.

Quale tipo di meditazione scegliere?
Esistono molti modi diversi di entrare in uno stato meditativo; ogni tipo di meditazione è caratterizzato da tecniche diverse sulle quali addestrare volontariamente la propria attenzione e consapevolezza.

Di seguito riporto alcune tecniche di base:

  • Ascoltare il respiro: focalizzare l’attenzione sulla respirazione e ascoltare l’andare e venire dell’onda respiratoria, l’alternarsi di inspirazione ed espirazione, profondamente e lentamente. Ogni qualvolta ci si rende conto di essersi distratti, tornare a focalizzare l’attenzione sul respiro.
  • Ascoltare il corpo: focalizzare l’attenzione sull’essere del corpo, diventando consapevole della posizione del corpo, del suo peso. Osservare il corpo senza giudizio, restando nella totale attenzione di ciò che è percepibile realmente. Quando la mente inizierà a vagare, a pensare ad altro, limitarsi ad osservare i pensieri che emergono senza intervenire.
  • Ripetere un mantra: scegliere una frase o una parola e ripeterla per diversi minuti. Spesso viene usato il suono primordiale ‘Om’, il suono che secondo l’induismo ha dato origine al mondo.
  • Camminare e ascoltare: mentre si cammina in modo estremamente lento, ad occhi bassi, quasi socchiusi, si focalizza l’attenzione su ogni minimo movimento del corpo, partendo ad esempio dalla percezione del peso corporeo sulle diverse parti della pianta del piede.

Il meccanismo di base è però unico: restare in osservazione di ciò su cui si è scelto di portare l’attenzione (respiro, corpo, etc.) senza divagare nei e con i pensieri. Quando un pensiero si intromette se ne prende atto e gentilmente si riporta l’attenzione all’oggetto scelto, senza mettere in atto meccanismi di giudizio, o altri pensieri.

Perché meditare?
Nata come strumento per accedere ad una conoscenza profonda della vita, può essere usata con diverse finalità. Oggigiorno la meditazione viene utilizzata anche per ‘risolvere’ momenti di tensione: nervosismi, ansie o affaticamenti possono essere riequilibrati con pochi minuti al giorno di pratica. Usata come tecnica di rilassamento e ascolto volta all’ottenimento di un pausa dal normale funzionamento mentale, la meditazione viene in soccorso a tutti quelli che cercano un sollievo immediato dallo stress.
La pratica costante favorisce lo sviluppo di qualità quali la stabilità, la calma interiore e diminuisce la reattività ed ha anche effetti benefici sul corpo: la meditazione infatti aiuta a modificare la percezione del dolore conducendo a una netta diminuzione della risposta a livello centrale dalle vie dolorifiche. Inoltre la disidentificazione dal dolore consente una discriminazione tra la percezione fisica e il contenuto cognitivo e affettivo.
Per questi ed altri effetti si è cominciato ad impiegare la meditazione anche in ambito psicoterapeutico: apprendere la capacità di osservare senza giudizio non solo offre una possibilità per ridurre le sofferenze, ma rappresenta anche uno strumento utile per lavorare sul miglioramento dell’autostima, la gestione dell’ansia, etc. Il pensiero si sposta perennemente e spesso questo inarrestabile e caotico vagare conduce il soggetto a perdersi, a scordarsi di dove è e cosa sta facendo. Funzionando quasi ‘in automatico’ si perde la consapevolezza del corpo e della mente, si dimenticano le azioni mentre vengono svolte: la mente è altrove.
Lo psicologo sa quanto si muova il pensiero, errando da un posto all’altro senza riposo: tra il ricordo del passato e le preoccupazioni sul futuro ci si dimentica del presente. Questo presente è l’unico luogo, l’unico tempo reale, sul quale possiamo agire e scegliere.
Dalla condizione che crea lo stato meditativo si ha la possibilità di osservare la situazione da una molteplicità di prospettive, prima inconcepibili, ci si apre a informazioni finora sconosciute e si creano così comprensioni nuove che aprono strade prima bloccate. È come se gli occhi vedessero meglio, le orecchie sentissero suoni prima inudibili, la mente, che si è fatta più acuta e ricettiva, non intontita dal brusio comune si apre a idee, intuizioni, insight prima inimmaginabili. Imparare a tornare nel qui ed ora, in ascolto di ciò che siamo, di ciò che il corpo dice, è il modo migliore per vivere una vita piena, soddisfacente, allontanando la comune sensazione di ‘tempo che fugge’.

La meditazione fa per me?
La maggior parte degli uomini vive ‘lontano’ da sé stesso, stando alla superficie del suo essere, altamente esposto alle influenze del mondo esterno. “L’uomo vive proiettato fuori del corpo e quando incontra un essere sgradevole, anche lui proiettato fuori, ne resta sconvolto” (1). La pratica apre nuove strade e in qualche modo insegna il senso della relatività delle cose: allora, qualunque cosa accada, ci si può raccoglie e osservare, senza re-agire, al fine di non farsi travolgere dagli eventi esterni, causa di stress, ritrovando il proprio centro e individuando il modo di agire senza condizionamenti e ‘attacchi’ di emotività. La meditazione insegna a ‘rientrare’ in se stessi e trovare un luogo calmo, quieto dove ritrovare le proprie energie profonde.
La meditazione, quale strumento olistico per eccellenza, è stato studiato per e sugli adulti, ma ciò non toglie che tale pratica favorisca il benessere anche di bambini e anziani. Essendo una tecnica non invasiva, altamente adattabile alle esigenze dell’utente, la meditazione è applicabile con buoni risultati per la riduzione dello stress, nella gestione del cambiamento, nel trattamento dell’iperattività nei bambini, etc.
La meditazione, nelle sue varie forme, migliora la qualità del sonno, senza indurre effetti collaterali. È risultata utile nel miglioramento della regolazione delle emozioni in chi soffre di ansia e di alcune forme depressive. Più in generale la meditazione può rivoluzionare il modo di vivere la propria vita, aiutando a migliorare la qualità dell’esistenza.

(1) La Madre – Colloqui sullo Yoga integrale