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Corso di Meditazione

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Vipassanā
Un breve ma intenso percorso di gruppo
per apprendere questa antica tecnica di consapevolezza e presenza mentale
che consente di uscire dal circolo vizioso dell’ansia e allontanare lo stress quotidiano.
Ogni incontro sarà dedicato ad una tecnica, per trovare, sperimentando,
il metodo più adatto alla propria personalità.
Da giovedì 22 Marzo 2018, dalle 19:00 alle 20:00
in C.so Torino 7/5 scala sinistra a Genova.
Il corso è strutturato in 5 incontri a cadenza settimanale, al costo di 50 euro.
ISCRIZIONI APERTE
Per informazioni e prenotazioni:
tramite cellulare al 3288274563
tramite mail a info@martinalanducci.it
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Lasciar andare

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Lasciar andare non significa non interessarsi,
ma smettere di credere di aver potere al posto degli altri.
Lasciar andare non significa fregarsene,
ma lasciare che l’esperienza sia consigliera, non le parole.
Lasciar andare non è vittimismo,
ma la profonda certezza che spesso gli effetti non dipendono da noi.
Lasciar andare non corrisponde ad una critica,
ma ad un atto di estrema fiducia.
Lasciar andare non è imporre nuove catene,
ma permettere alla libertà di ognuno di esprimersi.
Lasciar andare non è ancorarsi al passato,
ma vivere pienamente un nuovo futuro.
Lasciar andare non è un atto egoistico,
ma è il coraggio di scoprire il nuovo che si svela di fronte a noi.
Lasciare andare non è dominio e controllo,
ma un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare non è cedere ai fardelli della vita,
ma credere che siamo nati per uno scopo elevato.
Lasciar andare non è soffrire,
ma permettere alla gioia di abitare in noi.
Lasciar andare non è di domani,
ma è di un oggi che aspetta di essere vissuto.
Lasciar andare… libera, purifica, migliora… lasciare andare… è accogliere la gioia.

Stephen Littleword

Il sorriso come pratica

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Il sorriso come pratica

Tratto da: Thich Nhat Hanh “Libero ovunque tu sia”, discorso tenuto al Penitenziario di Stato del Maryland, U.S.A. a cura dell’Associazione Essere Pace

 

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Nell’esercizio “inspirando, sorrido” potreste chiedervi: perché dovrei sorridere se in me non c’è gioia? La risposta a questa domanda è: sorridere è una pratica.

Il vostro viso ha più di trecento muscoli: se siete arrabbiati o impauriti si tendono, e la loro tensione genera una sensazione di durezza. Se invece sapete come inspirare e fare un sorriso, la tensione scomparirà: è quello che io definisco “yoga della bocca”.

Fate del sorridere un esercizio: basta inspirare e sorridere per far scomparire la tensione e farvi sentire molto meglio.

Ci sono momenti in cui la gioia genera un sorriso; ci sono anche dei momenti in cui un sorriso dà rilassamento, calma e gioia. Io non aspetto di provare gioia per sorridere; la gioia verrà dopo. A volte, quando sono solo nella mia stanza, al buio, pratico il sorridere a me stesso. Lo faccio per essere gentile con me, per prendermi cura di me, per amarmi. So che se non so prendermi cura di me, se non mi so amare, non so prendermi cura di nessun altro.

Essere compassionevoli nei confronti di se stessi è una pratica molto importante. Quando sei stanco, arrabbiato o disperato, dovresti sapere come tornare a te stesso e prenderti cura della tua stanchezza, della tua rabbia e della tua disperazione. È per questo che pratichiamo il sorridere, il camminare, il respirare, il mangiare in consapevolezza.

Meditare in città

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“Chiunque può riuscirci. E’ sufficiente un pò di tempo, un pò di consapevolezza e la volontà di essere felici”

Thich Nhat Hanh

 

Il maestro di Dzog-chen Chögyal Namkhai Norbu un giorno disse che bisogna lavorare con le circostanze… Quanto è importante sapersi adeguare al contesto, adattare ciò che vogliamo a fare a ciò che abbiamo, riuscire a fare ciò che vogliamo con ciò che abbiamo!

Consiglio spesso la meditazione ai miei pazienti in quanto la ritengo un’utile tecnica per calmare la mente e gestire ansia e stress.

Purtroppo però mi confronto con le mille “scuse” di chi mi dice che non riesce a trovare il luogo adatto per praticare. Vorrebbero un luogo fresco, silenzioso, profumato, ispirante…ma abitano in città!

Meditare camminando è un’esperienza estremamente affascinante in grado di apportare straordinari benefici a livello fisico, mentale e spirituale. La meditazione in movimento ti consente di placare la mente e accrescere la tua consapevolezza del momento, vivendo il qui e ora in tutta la sua bellezza e unicità.

Mentre camminiamo in città siamo immersi in un contesto che non è piacevole e stimolante come quello naturale. Inoltre, spostandoci sui marciapiedi dello spazio urbano, difficilmente possiamo estraniarci dal contesto così come richiesto dalla meditazione camminata “classica”.

Siccome ritengo che una grande risorsa dell’essere umano sia il sapersi adattare alle circostanze, insisto sul fatto che è possibile trovare il modo per praticare la meditazione anche in un ambiente apparentemente così poco invitante, che, in fin dei conti però, è il nostro ambiente…

Seppur impossibilitati a vivere l’esperienza classica, possiamo cercare di assumere un nuovo modo di camminare quando, per necessità, ci spostiamo a piedi all’interno della città. Imparare a sfruttare ogni momento per “praticare” invece di aspettare di creare le condizioni appropriate…

Così, facendomi ispirare dagli insegnamenti dello zen, consiglio una specie di meditazione camminata.

Ovviamente ciò che propongo è diverso dall’originaria tecnica, caratterizzata, ad esempio, da un’attenzione piena ad ogni passo, che prevede quindi il maggiore isolamento possibile dal contesto, propongo un metodo adattabile a diversi contesti, compreso quello caotico cittadino e utilizzabile in qualsiasi momento della giornata.

metropolitanaNon c’è bisogno di predisporre un luogo particolare, né un abbigliamento comodo, né tantomeno c’è bisogno di un ambiente silenzioso.

Basandomi sulle nostre innate capacità di integrazione e adattamento mi piace invitare le persone a trovare un modo per avere maggiore sintonia con l’ambiente che ci circonda per essere più leggeri nella vita quotidiana…

Inseriamo quindi il contesto nella meditazione, contesto che non viene più avvertito come un disturbo all’esperienza interiore, ma come spunto per la sua conoscenza.

Gli elementi normalmente definiti “disturbanti”, come il rumore o il contatto con gli altri, possono diventare elementi compresi nell’essere nel qui ed ora, fattori di cui diventare consapevoli, da osservare invece da subire passivamente o addirittura cercare di eliminare…

Diventare consapevoli del flusso continuo di sensazioni che attraversa la nostra coscienza: ogni fenomeno, luminoso, sonoro, tattile o olfattivo entra nel nostro campo percettivo, lo attraversa e poi ne esce, ma prima provoca in noi reazioni, pensieri, sensazioni, emozioni…

Viviamo in un mondo fatto di interazione, che spesso risulta pure essere piuttosto violenta ed invasiva, rumori forti, contatti fisici… La città fornisce un numero infinito di “fastidi”: il rumore, la sporcizia, i cattivi odori, l’atteggiamento indifferente e qualche volta aggressivo delle persone che incrociamo. Spesso cerchiamo quindi di isolarci in modo più o meno consapevole da tutto ciò: ma in un mondo in cui la sensazione di comunione con l’altro è sempre più raro forse è davvero importante cercare di armonizzarsi con ciò che ci circonda piuttosto che combatterlo ricacciandolo fuori.

Ciò che è fuori e che spesso non ci piace, comunque ci appartiene: accogliere l’incontro con l’altro, col mondo, può diventare un potente modo per imparare qualcosa su noi stessi: cosa risveglia in me quella persona? Come reagisco a quel rumore?

La meditazione camminata diventa così una via straordinaria per riconnetterci con noi stessi e con il mondo circostante, aiutandoci a vivere il momento come un tesoro prezioso.

Seguendo alcuni semplici passi è possibile trasformare questo comune atto della vita quotidiana in un’opportunità di benessere.

  1. Rallenta.

Quando mediti camminando, cerca di farlo rallentando il passo: la lentezza favorisce la presenza mentale nel qui ed ora. E’ sufficiente rallentare un pochino per ammirare ciò che ci circonda. Vivi il luogo in cui sei, che sia una trafficata strada di città o un silenzioso bosco…

  1. Focalizzati sul corpo e sul respiro.

Il respiro funge da base per il “qui ed ora”, base da cui partire e luogo in cui tornare. Comincia portando l’attenzione al respiro, resta ad osservare il suo ritmo senza cercare di modificarlo, oppure al corpo in movimento (la consapevolezza a tutto il corpo che si muove nello spazio).

  1. Vivi il mondo.

Esci dall’ufficio, apri la porta di casa, scendi dalla macchina e vai nel mondo.

Con tranquillità, semplicità e leggerezza inizia a contemplare ciò che ti circonda, immergiti totalmente nell’ambiente intorno e osserva le persone che incontri sul tuo cammino.

  1. Osserva la tua mente.

Inizia a lasciar andare le tue preoccupazioni, prova a far scivolare via la tua ansia concentrando la tua attenzione nel qui ed ora di ciò che vedi.

Quando la mente “scappa” diventa interessante osservare dove va il pensiero: si focalizza sulle persone che incontriamo? Osservo il giudizio che nasce per ogni persona che vedo… È naturale, così è fatta la nostra mente e ne prendo atto. Poi osservo dove mi porta questo giudizio, che cosa fa succedere in me? Per ora faccio tutto ciò senza cercare di correggermi, resto semplice spettatore dei movimenti della mente. Poi si vedrà.

  1. Non c’è nessun arrivo, solo il qui e ora.

Non lasciarti avvinghiare dalle preoccupazioni: mantieni la consapevolezza del momento presente, dell’unico istante davvero reale, il qui e ora. Non ce n’è un altro migliore, non c’è un luogo “altro” in cui andare, semplicemente cammino con l’unico scopo di camminare, osservo con l’unico scopo di osservare…

5 buoni propositi per l’anno nuovo!

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All’inizio di quest’anno abbiamo augurato ai nostri cari salute e felicità.
Ma se la nostra felicità dipende soprattutto da noi stessi?
Di seguito vi propongo cinque esercizi quotidiani per sentirsi più felici.

Collezionare bei momenti

Non è necessario guardare lontano per trovare la felicità. La vita quotidiana ci offre piccoli regali di cui non siamo sempre consapevoli: una telefonata da un amico, un sorriso inatteso, una pausa caffè al sole …
Florence Servan-Schreiber propone un buon esercizio per tutti: prendiamo coscienza di almeno tre bei momenti o sensazioni piacevoli che hanno segnato la nostra giornata.

Per godere ulteriormente di questi piccoli piaceri è possibile condividerli con la famiglia a cena,
oppure scriverli ogni sera in un piccolo taccuino.
Questo piccolo esercizio aiuta a portare l’attenzione al lato buono delle cose,
a coltivare l’ottimismo e quindi a sentirsi più felici.

trifoglio

Coltivare la gratitudine

Avete notato che siamo più spesso inclini a brontolare e lamentarsi, piuttosto che ringraziare per quello che abbiamo?
Quando fate l’esericizio precedente, quando andate a riconoscere i momenti felici della vostra giornata, non dimenticate di coltivare un sincero sentimento di gratitudine per quello che è stato dato.

Il ringraziamento può restare interno, ma può anche esternarsi, ampliarsi agli altri e così non esitate a ringraziare le persone intorno per quello che ci danno, per come abbelliscono il nostro quotidiano…

Identificare ciò che ci fa sentire bene

La nostra vita quotidiana è spesso fatta di obblighi e di orari da rispettare e incastrati nel ritmo frenetico delle nostre giornate lavorative, ci concediamo ben pochi momenti di tregua.
Per evitare di diventare uno schiavo della propria vita, è importante identificare le attività che ci fanno sare bene.

Queste attività possono essere molto diverse a seconda dei singoli gusti (cucina, sport, giardinaggio), ma hanno come punto comune di portare piacere e significato nella nostra vita. Queste attività che ci piacciono, che ci fanno stare bene, riescono ad assorbirci a tal punto che tutto il nostro essere è in esse concentrato, tanto da farci dimenticare i problemi quotidiani, o non farci rendere conto del tempo che passa. Questo è chiamato uno stato di “flusso”.
Per dare un senso alla vostra vita e coltivare il vostro benessere, fate una lista delle vostre attività preferite e scrivetele regolarmente nella vostra agenda.

mongolifiera

Mettere via le emozioni negative

Nonostante i nostri migliori sforzi, la vita non è un letto di rose.
E ‘inevitabile ogni tanto sentire una certa tristezza, rabbia o risentimento.
Queste emozioni però possono anche essere oltrepassate e
non andare quindi ad influire in modo permanente sulla nostra giornata.

Lasciandoci ispirare dalla meditazione proviamo a:
• identificare l’emozione,
• riconoscerla ed accettarla senza negarla: “Sì, sono triste, ecc.”,
• osservare gli effetti di questa emozione su di voi (palpitazioni, lacrime, immagini, ricordi, ecc).

Diventando consapevoli delle emozioni e delle sue conseguenze ci si separa da esse, mettendole a distanza per osservarle ci si disidentifica da esse e così si indeboliscono.

Coltivare la benevolenza

Gli studi hanno dimostrato che ogni atto altruistico che facciamo, anche il semplice atto di sorridere o di tenere la porta per qualcuno, riduce gli ormoni dello stress e aumenta la produzione di ormoni della felicità.

Essere utili agli altri e indulgenti con loro è un ottimo modo per sentirsi più felici.

La generosità e la gentilezza stimolano le aree di soddisfazione nel nostro cervello quando ne siamo gli autori, quando ne siamo beneficiari e anche quando ne siamo testimoni!

Stressarsi o non stressarsi? Questa è la domanda!

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Nel corso della nostra vita affrontiamo tantissimi eventi che dobbiamo interpretare, a cui diamo un significato.

Ogni evento è di per sé neutro, ma il modo in cui lo vediamo, l’importanza che gli diamo fa tutta la differenza.
Ogni volta ci troviamo davanti ad una scelta: quale valenza dare all’evento? Quale peso gli attribuisco nella mia vita? Quanto lo considero importante?

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Questo significato che noi attribuiamo all’evento continuerà ad influenzare il modo in cui interpretiamo le altre cose, condizionerà le nostre scelte ed i nostri comportamenti futuri.
Ad esempio, se la polizia ci ferma per eccesso di velocità possiamo leggere l’evento in due modi diversi: potremmo pensare che il mondo ce l’ha con noi e che è un periodo proprio sfortunato, oppure prendere l’evento come un segnale di un bisogno di rallentare e potremmo anche renderci conto che questo contrattempo potrebbe averci salvato da un imminente incidente…

Alcuni dicono che la vita è come una tela bianca sulla quale ognuno può dipingere il proprio capolavoro, ma purtroppo non è così semplice… Ognuno di noi porta con sé, ogni giorno di più, tutte le proprie esperienze passate, successi o traumi, ecc.
Se da bambino hai subito dei forti traumi o abusi questo influenzerà fortemente il tuo modo di vedere e interpretare le relazioni e il mondo. Ma benché difficile, è possibile cambiare il nostro modo di vedere le cose, avere una visione diversa della vita.

Lo psichiatra Viktor Frankl, sopravvissuto all’Olocausto, sostiene che le persone possono sopravvivere a qualsiasi esperienza se imparano a dare un significato più positivo ad esse. Egli dice che “anche la peggiore circostanza può essere trasformata dalle nostre menti”…

Siccome il significato che diamo agli eventi ha un effetto molto importante su come ci sentiamo emotivamente e fisicamente, risulta di vitale importanza diventare consapevoli del significato che stiamo dando agli eventi e di pensare alla nostra interpretazione iniziale come ad una delle tante possibili interpretazioni. Consapevoli del fatto che il nostro passato funge da “lente” della nostra visione del mondo, distorcendola in tanti modi diversi, possiamo fare un passo indietro e capire che ciò che noi stiamo interpretando non è la realtà stessa. Soffermiamoci quindi per un secondo e chiediamoci: “Qual è un altro modo per vedere questo?”, oppure “se io non fossi stato tradito in passato, potrei vedere questo avvenimento con occhi diversi?”

Ci sono esempi di questo tipo ogni giorno. Quando ci sentiamo particolarmente ansiosi, depressi, o in preda al panico durante il giorno sembra quasi impossibile percepire le cose in altro modo se non con un giudizio negativo. La verità è però che l’evento potrebbe addirittura essere neutro!

cambiare-prospettiva

Cerca di mettere in pratica il cambio di prospettiva, cerca i modi alternativi di guardare all’evento e allora potrai variare il tuo modo di sentirti rispetto alla vita.
Come sempre, condividete i vostri pensieri e lasciate dei commenti: le vostre esperienze sono una fonte di saggezza di cui tutti possono beneficiare.

Verso la felicità

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È curioso osservare quale ideale di felicità amino gli uomini
e in quali singolari posti essi cerchino la sua sorgente.
Alcuni la cercano nell’ammucchiare ricchezze, alcuni nella superbia
del potere, altri nelle conquiste dell’arte e della letteratura.
Pochi la cercano nell’esplorazione del loro spirito
o nel miglioramento della conoscenza.

Helen Keller

La ricerca della felicità può essere indirizzata verso il territorio esterno oppure verso i meandri della nostra interiorità, rivolgersi quindi alla sfuggente dimensione dello spazio-tempo o alla più stabile, benché maggiormente impegnativa, area della presenza nel qui ed ora.

La nostra società ci spinge molto verso l’esterno, verso una felicità basata su canoni esteriori, estetici, basati sull’avere. Una felicità che si fonda sul ruolo sociale raggiunto, su un’auto acquistata o su un riconoscimento ottenuto dall’esterno è palesemente fittizia e “passiva”: se l’essere felice dipende da qualcosa che si possiede, nel momento in cui l’oggetto viene meno, si smette di essere felice. In questo versante tutto il potere viene dato all’esterno, all’oggetto, all’altro e al suo giudizio, ecc.

Quando l’“avere” maschera una carenza di “essere”, la ricerca della felicità nel possesso diviene talvolta il modo per evitare di percepire il vuoto interiore. Sebbene questa sensazione di vuoto possa svanire per qualche momento, il vuoto resta sempre esattamente lì dov’è, pronto a rifarsi sentire, pronto a riemergere.

Questo tipo di felicità è quindi effimera, soggetta alle variazioni, peraltro inevitabili, del contesto, nello spazio e nel tempo.

Una felicità stabile, attiva, è una felicità che sboccia da dentro e che dipende dal soggetto che la vive, attraverso un’evoluzione che passa attraverso l’accettazione e il superamento di questo vuoto interiore.

Sicuramente non è una cosa facile, benché semplice, ma è indispensabile in quanto solo il cambiamento del mio modo di percepire la mia vita può davvero trasformare l’insoddisfazione in felicità. Questo è un cambiamento progressivo, spesso lento e graduale, che parte dalla superficie per raggiungere via via livelli sempre più profondi della psiche e dell’essere.

qui e ora

Da dove cominciare?

Benché io non creda che ci sia una formula definita ed unica per sentire e vivere la felicità, osservando coloro che sono felici, possiamo imparare qualche “trucco”. Numerosi studi sono stati condotti per capire come mai qualcuno riesce a vivere la felicità nella quotidianità con piccole azioni che riempiono il cuore e altri, pur compiendo azioni maestose e “famose”, non riescono mai a sentirsi felici.

Per cominciare quindi possiamo partire da tre fattori che sono facilmente osservabili e “immediatamente” modificabili:

1)      Il tuo corpo comunica all’esterno e all’interno le tue emozioni e i tuoi stati d’animo. È un circolo che può essere virtuoso: come assumi la tua postura. così ti sentirai ed avrai pensieri attinenti. Se osservi una persona soddisfatta la vedrai eretta, con lo sguardo rivolto dritto, sicuro e calmo, e col sorriso sulle labbra. Incomincia osservando la tua postura e impara cosa può comunicare e cerca di gestirla apportando qualche piccola modifica. È ovvio che non basta aprire le spalle per far passare una depressione, ma il cambiamento delle abitudini corporee è già un primo input per avviare il cambiamento interiore.

2)      Anche il linguaggio comunica sia all’esterno che all’interno: il nostro cervello non solo produce parole, ma ne è anche fortemente influenzato: impariamo ad essere attori della nostra vita, invece che spettatori passivi. Che differenza c’è tra il dire “DEVO andare a fare la spesa” e “VOGLIO andare a fare la spesa”? Nel primo ci sentiamo obbligati da qualche agente esterno, nel secondo siamo attori “attivi” che scelgono di fare qualcosa.

E prendiamoci quindi la responsabilità delle nostre azioni, responsabilità che è anche LIBERTA’: molte persone sono eccessivamente rivolte verso l’esterno, cioè attribuiscono la responsabilità della loro infelicità a qualcosa che sta fuori da loro. Quando invece riesco a sentirmi padrone del mio stato d’animo, padrone nel modo di vivere gli eventi (sui quali, ovviamente, ho ben poco controllo) posso avvicinarmi un po’ ad un tipo di felicità maggiormente “stabile” e basata su fattori interni.

3)      Così può cominciare a cambiare il mio sistema di credenze che influenza in modo impressionante la propria vita. Se credi di essere una vittima, impotente di fronte al destino, ciò influirà sulla forza e l’energia che metterai nel perseguire dei cambiamenti.

be-happyRicordiamoci che la felicità non e’ un’emozione “statica” ottenuta una volta per tutte, ma è uno stato “in divenire” che deve essere costantemente rinnovato nel qui ed ora.

Ovviamente una trasformazione totale del modo di vivere e vedere il mondo non è cosa da poco, non credo quindi che basti camminare a testa alta per aumentare la propria autostima, come non basta dire “voglio” per sentirsi pienamente padroni della propria vita, ma variare un piccola abitudine può essere l’inizio, un primo segno verso il mondo e verso se stessi della volontà di iniziare un cambiamento.

Il percorso verso se stessi è lungo, ci vuole tempo per riconoscere le proprie risorse e il proprio potere, ma ogni viaggio ha un inizio, e anche la tua metamorfosi vedrà l’inizio da una tua piccola, ma significativa, azione…

Tu quale hai scelto?