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Meditazioni della vita quotidiana

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Meditazioni della vita quotidiana

La meditazione non dovrebbe essere relegata ad un tempo circoscritto della giornata. Per quanto sia importante il rituale della preparazione del proprio tempio interiore che facilita l’accesso al mood giusto per entrare in uno stato meditativo, credo sia davvero importante rendere pregno ogni nostro attimo di quotidianità di questo stato.
Ovviamente saremo invasi dagli stimoli esterni che vengono a bussare in modo più o meno insistente alla nostra percezione, ma può rimanere nostro intento concentrarci sulla presenza mentale del qui ed ora, in ogni singola azione che stiamo facendo.
Già aprendo gli occhi al mattino può essere davvero utile riportare la mente viaggiatrice del tempo (in avanti con l’ansia e indietro con le nostalgie) in contatto con il presente. Un presente che può anche essere caratterizzato da uno stato che non ci piace, come un intorpidimento classico del passaggio dallo stato di sonno a quello di veglia.
Stare e concedersi questo stato, dargli il tempo di svanire lentamente senza imporci ritmi non nostri. Lasciare da parte il senso del dovere e il giudizio sull’umore di quel momento, che spesso giudichiamo non adeguato, (chi ci ha poi detto che per avere una buona giornata ci si debba alzare felici e pimpanti?!) e semplicemente stare in contatto con ciò che proviamo nel qui ed ora. Non provare a lottare, cambiare, mandare via, variare…semplicemente stare.
Non è per nulla facile astenersi dal cercare di cambiare…ce lo hanno insegnato sin da piccoli e quindi sarebbe sbagliato da parte mia dirvi che è semplice, sbagliato per voi pretendere da voi stessi di riuscirvi in un attimo…. ciò non significa però che sia impossibile.
Anzi, il meccanismo è davvero semplice: accettare le emozioni, le sensazioni del corpo e lasciarsi 20170322_174439attraversare da esse senza darvi eccessiva importanza, senza dar loro un valore, un giudizio (“se mi sono svegliato con poca energia, allora oggi sarà una giornata difficile”).
Proseguo quindi la mia fase del risveglio senza alimentare una mente che vorrebbe viaggiare in avanti e indietro, portando invece tutta la mia attenzione ai gesti semplici… carico la moka con il caffè macinato, accendo il fuoco, aspetto che l’acqua cominci a bollire e il caffè riempia la caffettiera invadendo la cucina col suo odore. Nel frattempo assaporo un biscotto intriso nel latte.
Tutto il mio essere è lì, seduto al tavolo, davanti al caffè. Integrità e integrazione di tutti i livelli.
Sorseggio il caffè, mi gusto le sfumature del suo sapore, sento il calore nella bocca e nella gola. La mente resta calma… e se lei dovesse comunque fare i suoi viaggi, se la dovessi ritrovare vagante negli impegni che mi attendono in ufficio, la riporto gentilmente alla stazione di partenza…posso chiederle di aspettarmi, partiremo insieme più tardi, quando sarà ora.

Il sorriso come pratica

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Il sorriso come pratica

Tratto da: Thich Nhat Hanh “Libero ovunque tu sia”, discorso tenuto al Penitenziario di Stato del Maryland, U.S.A. a cura dell’Associazione Essere Pace

 

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Nell’esercizio “inspirando, sorrido” potreste chiedervi: perché dovrei sorridere se in me non c’è gioia? La risposta a questa domanda è: sorridere è una pratica.

Il vostro viso ha più di trecento muscoli: se siete arrabbiati o impauriti si tendono, e la loro tensione genera una sensazione di durezza. Se invece sapete come inspirare e fare un sorriso, la tensione scomparirà: è quello che io definisco “yoga della bocca”.

Fate del sorridere un esercizio: basta inspirare e sorridere per far scomparire la tensione e farvi sentire molto meglio.

Ci sono momenti in cui la gioia genera un sorriso; ci sono anche dei momenti in cui un sorriso dà rilassamento, calma e gioia. Io non aspetto di provare gioia per sorridere; la gioia verrà dopo. A volte, quando sono solo nella mia stanza, al buio, pratico il sorridere a me stesso. Lo faccio per essere gentile con me, per prendermi cura di me, per amarmi. So che se non so prendermi cura di me, se non mi so amare, non so prendermi cura di nessun altro.

Essere compassionevoli nei confronti di se stessi è una pratica molto importante. Quando sei stanco, arrabbiato o disperato, dovresti sapere come tornare a te stesso e prenderti cura della tua stanchezza, della tua rabbia e della tua disperazione. È per questo che pratichiamo il sorridere, il camminare, il respirare, il mangiare in consapevolezza.

AUTUNNO…

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Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Cardarelli

11824974_1175954769086413_8898730792911726060_nNonostante fino a pochi giorni fa facesse ancora caldissimo, ha fatto il suo ingresso ufficiale…

All’arrivo dell’autunno sentiamo una graduale perdita delle energie, alle giornate grigie e uggiose reagiamo con umore velatamente triste. La scarsità di luce fa aumentare la sensazione di nostalgia e viene spontaneo sentire il desiderio di ritirarsi e di starsene “nella tana”.

In questa stagione può insorgere una malinconia indefinita, che in alcuni casi però può accentuarsi fino a diventare una vera e propria depressione chiamata depressione stagionale.

Già nell’antichità era stato osservato che i disturbi dell’umore, come la depressione, sono sensibili ai cambi di stagione. Studi recenti confermano quanto le modificazioni stagionali dell’umore sono strettamente correlate alla lunghezza del fotoperiodo, ossia alla durata delle ore di luce all’interno di una giornata.

È così scientificamente dimostrato come la quantità di luce alla quale siamo esposti influenza il nostro equilibrio bio-psichico e quindi il nostro livello di benessere. Come la natura rallenta la propria crescita e riduce il flusso di energia vitale in previsione del riposo invernale, anche noi esseri umani sentiamo il bisogno di “risparmiare” le nostre energie e la nostra vitalità. Quando questo “moto” naturale non viene consapevolizzato e crea un conflitto, in alcuni casi, arriviamo a strutturare una depressione.

Gli anglosassoni lo chiamano winter blues o, più scientificamente, SAD (seasonal affective disorder) ed è una forma di depressione collegata al cambio di stagione; le persone che ne sono affette

ne sperimentano tutti gli anni i sintomi all’inizio dell’autunno, sintomi che proseguono poi per tutti i mesi invernali. Con l’arrivo della primavera i sintomi della SAD si sciolgono come neve al sole, spontaneamente. Il disturbo colpisce un significativo numero di persone all’arrivo dell’autunno, soprattutto nei Paesi del nord Europa ,dove ad essere interessata è una persona su 6.
La causa biochimica di questo disturbo starebbe nell’alterazione della regolazione della serotonina (5-HT), un neurotrasmettitore che ha una grande influenza sul tono dell’umore.

Ecco allora utili consigli per affrontare al meglio l’arrivo dell’autunno:

  • Dieta autunnale e difese immunitarie: non c’è niente di meglio di zuppe, minestre, tè e tisane per riscaldarsi ed aiutare l’organismo ad abituarsi alle temperature. Ovviamente, bisogna anche consumare verdure crude, utili per assumere vitamine e sali minerali. Succhi freschi e abbondanti porzioni di frutta e verdura, con piatti speziati da curcuma e zenzero, e con i frutti di bosco aiutano anche a rinforzare le difese immunitarie.

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  • Uscite e mantenetevi attivi: se non avete voglia di chiudervi in palestra, non dovete comunque rinunciate a tenervi in movimento. Cercate allora di fare delle passeggiate all’aperto, di godere delle ore di luce. Fate di tutto per non diventare sedentari e dedicate un po’ del vostro tempo all’attività fisica, anche leggera. Per non lasciarsi frenare eccessivamente dalla pigrizia autunnale scegliete delle attività che vi portino fuori, all’aria aperta e che tengano “in moto” mente e corpo. Questo vi aiuterà anche a far circolare energia (che tende naturalmente a stagnare in autunno) e ad attivare tutti quei neurotrasmettitori utili a stimolare il buonumore!
  • Allentate il ritmo e riposate bene: con l’arrivo dell’autunno ci si sente più pigri e aumenta la voglia dormire di più (è in questo periodo che gli orsi vanno in letargo). Se ne sentiamo il bisogno, possiamo anche riposare un po’ di più o modificare i ritmi troppo frenetici. L’importante è avere regolarità, adattandosi a dei ritmi sempre uguali. Rimanete sempre attivi, ma non dimenticate di prendervi cura di voi stessi. In autunno l’attenzione torna all’interiorità e ciò spinge alla riflessione. Quindi rilassatevi ogni tanto e godetevi le piccole gioie della vita. Un prezioso aiuto per affrontare il cambio di stagione è assecondare il bisogno di cocooning. Aromaterapia o massaggi, anche home made, sono dei modi per dedicare del tempo a ciò che vi fa stare bene e rilassarvi.

La Meditazione Vipassana di S. N. Goenka

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Potreste non conoscere il nome di S.N. Goenka, ma se avete mai contato i vostri respiri per rilassarvi o se avete mai provato a mangiare, camminare, o parlare “consapevolmente”, avete già sentito la sua influenza. Egli potrebbe anche aver cambiato la vostra vita.

goenkaSatya Narayan Goenka non si è mai proposto come un guru della meditazione. Era un uomo d’affari indiano a cui è accaduto di incrociare gli insegnamenti del un maestro birmano Sayagyi U Ba Khin che aveva adattato le pratiche della meditazione buddista per insegnarle a laici, come me e (probabilmente) te. Ciò potrebbe non sembrare così radicale oggi, ma cento anni fa, lo era assolutamente visto che queste tecniche erano riservate alla tradizione monastica.
Dopo aver ricevuto l’insegnamento dal suo maestro per 14 anni, S.N. Goenka ritornò in India e qui, nel 1969, cominciò ad insegnare la meditazione Vipassanā, una pratica meditativa legata alla tradizione buddista Theravada, è anche detta “meditazione di visione profonda”.In un paese ancora diviso da differenze di casta e di religione, i corsi offerti da S.N. Goenka attirarono persone provenienti da ogni strato sociale. Inoltre anche moltissimi stranieri, provenienti da paesi di tutto il mondo, vennero per partecipare ai corsi di Vipassanā.

La nozione che la meditazione può essere praticata in modo non religioso e non settaria deve molto a Goenka.
La tecnica che egli insegna rappresenta una tradizione che risale fino a Gotama il Buddha. Il Buddha non insegnò mai una religione settaria; egli insegnò il Dharma – la Via di Liberazione – che è universale.
Allo stesso modo, l’approccio di S.N. Goenka è totalmente non settario. Per questo motivo, il suo insegnamento esercita un profondo richiamo su persone provenienti da ogni ambiente, di qualsiasi religione o anche non religiose, di ogni parte del mondo.

Fondamentalmente razionalista e pragmatico, Goenka ha sottolineato che la meditazione non è spiritualità nè religione, ma più una tecnica – un set di strumenti per l’aggiornamento e l’ottimizzazione della mente. Questi sono i miei termini, non i suoi (…), ma la sostanza è la stessa: non dovete credere a nulla, né indossare abiti speciali, o cantate parole speciali, al fine di calmare la mente, migliorare la memoria, e raggiungere i vari altri benefici della meditazione. La meditazione Vipassanā si adatta quindi anche a quelle persone che non sono interessate all’illuminazione o al risveglio, ma che vogliono acquisire consapevolezza (mindfullness n.d.r.) nella vita quotidiana: in pratica, prestando attenzione all’esperienza nel momento presente  in un particolare e mirato modo, sia nella meditazione formale che in altre attività.

Per capire cos’è la Vipassana potete sentire direttamente questo discorso di S. N. Goenka :

Di seguito una breve spiegazione, basata su di un discorso tenuto pubblicamente da S.N. Goenka a Berna, Svizzera, nel 1980.

***

L’apprendimento, durante un corso di meditazione Vipassana, si svolge in tre passi.

In primo luogo ci si deve astenere da ogni azione fisica e verbale che disturbi la pace e l’armonia degli altri. Non si può lavorare per liberarsi dalle impurità della mente e, nel contempo, continuare a compiere atti, con il corpo e con la parola, che le moltiplichino. Quindi, un codice di moralità è il primo passo essenziale della pratica. Ci si impegna a non uccidere, a non rubare, a non avere un comportamento sessuale scorretto, a non mentire e a non usare intossicanti. Astenendosi da queste azioni, si permette alla mente di acquietarsi quanto basta per procedere ulteriormente.

Il passo successivo è quello di sviluppare la padronanza su questa nostra mente selvaggia, esercitandola a rimanere fissa su di un solo oggetto: il respiro. Si cerca di mantenere la propria attenzione sulla respirazione il più a lungo possibile. Non si tratta di un esercizio di respirazione; non si deve controllare il respiro. Si osserva la respirazione naturale così come è, mentre entra e mentre esce. In questo modo si acquieta ulteriormente la mente, così che non venga più sopraffatta da intense negatività. Nel contempo si sta concentrando la mente, la si rende acuta e penetrante, capace di lavorare più in profondità.
Questi due primi passi, condurre una vita morale e controllare la mente, sono necessari e benefici di per se stessi, ma conducono alla soppressione delle negatività se non viene compiuto il terzo passo: purificare la mente dalle impurità, mediante lo sviluppo di una percezione diretta della propria natura. Questo è Vipassana: sperimentare la propria realtà tramite l’osservazione sistematica e spassionata dentro di noi del fenomeno mente-materia, che è in continuo mutamento e che si manifesta come sensazioni. Questo è l’apice dell’insegnamento del Buddha: auto-purificazione mediante auto-osservazione.
È qualcosa che può essere praticato da chiunque. Tutti affrontano il problema della sofferenza. È una malattia universale che richiede un rimedio universale, non un rimedio settario. Quando si soffre a causa della rabbia, non si tratta di rabbia buddista, induista o cristiana: la rabbia è rabbia. E quando ci si agita a causa della collera, non è un’agitazione cristiana, induista o buddista. La malattia è universale. Anche il rimedio dev’essere universale.
La Vipassana è questo rimedio. Nessuno obietterà nei confronti di un codice di vita che rispetta la pace e l’armonia degli altri. Nessuno obietterà verso lo sviluppare il controllo della mente. Nessuno può avere obiezioni verso lo sviluppare la comprensione profonda della propria natura, una comprensione che permette di liberare la mente dalle negatività. Vipassana è una via universale.
Osservare la realtà così come è, osservando la verità al proprio interno: questo è conoscersi direttamente ed esperienzialmente. E a mano a mano che si pratica, ci si libera dalla miseria delle impurità mentali. Dalla verità grossolana, esteriore, apparente, si penetra fino alla verità ultima della mente e della materia. Poi la si trascende e si sperimenta una verità che sta oltre la mente e la materia, oltre il tempo e lo spazio, oltre il campo condizionato della relatività: la verità della totale liberazione da tutte le negatività, tutte le impurità, tutte le sofferenze. Non ha importanza che nome si dia a questa verità ultima: essa è la meta finale per tutti.
Che tutti voi possiate sperimentare questa verità ultima. Possano tutti liberarsi dalle loro impurità, dalla loro miseria. Possano godere della vera pace, della vera armonia, della vera felicità.
Che tutti gli esseri siano felici.gocce

Brano tratto dal sito http://www.atala.dhamma.org/pub/artevita.php

Meditare in città

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“Chiunque può riuscirci. E’ sufficiente un pò di tempo, un pò di consapevolezza e la volontà di essere felici”

Thich Nhat Hanh

 

Il maestro di Dzog-chen Chögyal Namkhai Norbu un giorno disse che bisogna lavorare con le circostanze… Quanto è importante sapersi adeguare al contesto, adattare ciò che vogliamo a fare a ciò che abbiamo, riuscire a fare ciò che vogliamo con ciò che abbiamo!

Consiglio spesso la meditazione ai miei pazienti in quanto la ritengo un’utile tecnica per calmare la mente e gestire ansia e stress.

Purtroppo però mi confronto con le mille “scuse” di chi mi dice che non riesce a trovare il luogo adatto per praticare. Vorrebbero un luogo fresco, silenzioso, profumato, ispirante…ma abitano in città!

Meditare camminando è un’esperienza estremamente affascinante in grado di apportare straordinari benefici a livello fisico, mentale e spirituale. La meditazione in movimento ti consente di placare la mente e accrescere la tua consapevolezza del momento, vivendo il qui e ora in tutta la sua bellezza e unicità.

Mentre camminiamo in città siamo immersi in un contesto che non è piacevole e stimolante come quello naturale. Inoltre, spostandoci sui marciapiedi dello spazio urbano, difficilmente possiamo estraniarci dal contesto così come richiesto dalla meditazione camminata “classica”.

Siccome ritengo che una grande risorsa dell’essere umano sia il sapersi adattare alle circostanze, insisto sul fatto che è possibile trovare il modo per praticare la meditazione anche in un ambiente apparentemente così poco invitante, che, in fin dei conti però, è il nostro ambiente…

Seppur impossibilitati a vivere l’esperienza classica, possiamo cercare di assumere un nuovo modo di camminare quando, per necessità, ci spostiamo a piedi all’interno della città. Imparare a sfruttare ogni momento per “praticare” invece di aspettare di creare le condizioni appropriate…

Così, facendomi ispirare dagli insegnamenti dello zen, consiglio una specie di meditazione camminata.

Ovviamente ciò che propongo è diverso dall’originaria tecnica, caratterizzata, ad esempio, da un’attenzione piena ad ogni passo, che prevede quindi il maggiore isolamento possibile dal contesto, propongo un metodo adattabile a diversi contesti, compreso quello caotico cittadino e utilizzabile in qualsiasi momento della giornata.

metropolitanaNon c’è bisogno di predisporre un luogo particolare, né un abbigliamento comodo, né tantomeno c’è bisogno di un ambiente silenzioso.

Basandomi sulle nostre innate capacità di integrazione e adattamento mi piace invitare le persone a trovare un modo per avere maggiore sintonia con l’ambiente che ci circonda per essere più leggeri nella vita quotidiana…

Inseriamo quindi il contesto nella meditazione, contesto che non viene più avvertito come un disturbo all’esperienza interiore, ma come spunto per la sua conoscenza.

Gli elementi normalmente definiti “disturbanti”, come il rumore o il contatto con gli altri, possono diventare elementi compresi nell’essere nel qui ed ora, fattori di cui diventare consapevoli, da osservare invece da subire passivamente o addirittura cercare di eliminare…

Diventare consapevoli del flusso continuo di sensazioni che attraversa la nostra coscienza: ogni fenomeno, luminoso, sonoro, tattile o olfattivo entra nel nostro campo percettivo, lo attraversa e poi ne esce, ma prima provoca in noi reazioni, pensieri, sensazioni, emozioni…

Viviamo in un mondo fatto di interazione, che spesso risulta pure essere piuttosto violenta ed invasiva, rumori forti, contatti fisici… La città fornisce un numero infinito di “fastidi”: il rumore, la sporcizia, i cattivi odori, l’atteggiamento indifferente e qualche volta aggressivo delle persone che incrociamo. Spesso cerchiamo quindi di isolarci in modo più o meno consapevole da tutto ciò: ma in un mondo in cui la sensazione di comunione con l’altro è sempre più raro forse è davvero importante cercare di armonizzarsi con ciò che ci circonda piuttosto che combatterlo ricacciandolo fuori.

Ciò che è fuori e che spesso non ci piace, comunque ci appartiene: accogliere l’incontro con l’altro, col mondo, può diventare un potente modo per imparare qualcosa su noi stessi: cosa risveglia in me quella persona? Come reagisco a quel rumore?

La meditazione camminata diventa così una via straordinaria per riconnetterci con noi stessi e con il mondo circostante, aiutandoci a vivere il momento come un tesoro prezioso.

Seguendo alcuni semplici passi è possibile trasformare questo comune atto della vita quotidiana in un’opportunità di benessere.

  1. Rallenta.

Quando mediti camminando, cerca di farlo rallentando il passo: la lentezza favorisce la presenza mentale nel qui ed ora. E’ sufficiente rallentare un pochino per ammirare ciò che ci circonda. Vivi il luogo in cui sei, che sia una trafficata strada di città o un silenzioso bosco…

  1. Focalizzati sul corpo e sul respiro.

Il respiro funge da base per il “qui ed ora”, base da cui partire e luogo in cui tornare. Comincia portando l’attenzione al respiro, resta ad osservare il suo ritmo senza cercare di modificarlo, oppure al corpo in movimento (la consapevolezza a tutto il corpo che si muove nello spazio).

  1. Vivi il mondo.

Esci dall’ufficio, apri la porta di casa, scendi dalla macchina e vai nel mondo.

Con tranquillità, semplicità e leggerezza inizia a contemplare ciò che ti circonda, immergiti totalmente nell’ambiente intorno e osserva le persone che incontri sul tuo cammino.

  1. Osserva la tua mente.

Inizia a lasciar andare le tue preoccupazioni, prova a far scivolare via la tua ansia concentrando la tua attenzione nel qui ed ora di ciò che vedi.

Quando la mente “scappa” diventa interessante osservare dove va il pensiero: si focalizza sulle persone che incontriamo? Osservo il giudizio che nasce per ogni persona che vedo… È naturale, così è fatta la nostra mente e ne prendo atto. Poi osservo dove mi porta questo giudizio, che cosa fa succedere in me? Per ora faccio tutto ciò senza cercare di correggermi, resto semplice spettatore dei movimenti della mente. Poi si vedrà.

  1. Non c’è nessun arrivo, solo il qui e ora.

Non lasciarti avvinghiare dalle preoccupazioni: mantieni la consapevolezza del momento presente, dell’unico istante davvero reale, il qui e ora. Non ce n’è un altro migliore, non c’è un luogo “altro” in cui andare, semplicemente cammino con l’unico scopo di camminare, osservo con l’unico scopo di osservare…

L’ALIMENTAZIONE CHE RIDUCE ANSIA E STRESS

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Per combattere i sintomi dell’ansia è bene ricorrere alla psicoterapia, ma ciò non significa che i cambiamenti dello stile di vita non possano essere utili. Una dieta equilibrata e una regolare attività fisica non sono certo delle cure, ma possono contribuire a migliorare l’umore e il benessere psico-fisico. E’ stato da più parti dimostrato come alcuni alimenti riducano lo stress o possano aiutare a tenere a bada l’ansia.

Ieri ho ripescato dalla mia libreria Mente Inquieta di Bottaccioli e Carosella, e proprio in questo periodo di transizione tra una stagione e l’altra ho ritrovato indicazioni per una corretta e più equilibrata alimentazione. Gli autori spiegano come sia indispensabile integrare nella cura della persona pratiche di medicina naturale integrata, tra cui psicoterapia, agopuntura, meditazione e alimentazione.

 pomodori

Siamo ciò che mangiamo.

Le abitudini alimentari influenzano la nostra salute fisica e quella psicologica: esistono infatti cibi più o meno salutari anche per il nostro cervello, sia in senso organico che psico-emotivo.

Mente e corpo sono strettamente collegati e ogni scompenso in un senso o nell’altro ha ripercussioni sull’intero organismo: possiamo notare come chi soffre tende a trascurare il proprio nutrimento fisico (troviamo eccessi o privazioni), e la cattiva alimentazione spesso è strettamente collegata al malessere emotivo, acuendo la sintomatologia psicologica.

Non si può dunque pensare di stare bene psicologicamente trascurando la propria alimentazione, e, al tempo stesso, non si può pretendere di stare bene fisicamente evitando di fare i conti con la propria interiorità. Non possiamo distinguere nettamente benessere psicologico e benessere fisico: esiste un benessere che coinvolge tutti i livelli del nostro essere.

Il pasto dovrebbe essere vissuto come un momento importante per se stessi e per il proprio benessere e in quanto tale merita tutta la nostra cura e attenzione. Quindi niente fretta!

Il momento del pasto dovrebbe essere vissuto come un rituale positivo, meritevole della nostra calma e della giusta consapevolezza. Eliminiamo tutte le fonti di distrazione come televisioni, giornali o internet, ritagliamoci un momento di “isolamento” personale da poter dedicare al nostro nutrimento.

Scegliamo di mangiare con calma, masticando e assaporando per bene ogni boccone, concentrandosi sulle sensazioni positive che la masticazione e i sensi (gusto, olfatto) trasmettono a tutto l’organismo.

Inoltre molti esperti consigliano di suddividere la propria alimentazione in 4-5 diversi momenti della giornata, saziandosi senza però abbuffarsi; ciò consente al corpo di non sentirsi appesantito e quindi rallentato, mantenendosi invece attivo ed efficiente.

I pasti eccessivi inoltre possono provocare sensi di colpa e pensieri negativi, i quali saranno amplificati dalla sensazione fisica di pesantezza.

Ovviamente ci sarebbe un’infinità di informazioni, ma in generale è bene ricordarsi che gli alimenti più salutari per il nostro organismo, inteso come l’insieme di corpo e mente, sono quelli di origine vegetale, da consumare crudi, o tutt’al più cotti al vapore, per rendere minima l’inevitabile perdita di nutrienti causata dai processi di preparazione e cottura.

Di seguito riporto i principali alimenti salutari per la psiche.

Una mela al giorno toglie il medico di torn
o… mela-400x250

Ora però sappiamo che mangiare in abbondanza frutta e verdura non solo aiuta a prevenire diverse malattie, ma produce anche effetti immediati sull’umore e sul benessere generale.

Tra i frutti, quelli più ricchi di serotonina (il neurotrasmettitore che media sensazioni di benessere e rilassamento e che controbilancia efficacemente le emozioni negative connesse all’ansia) sono pomodori, kiwi e ananas.
Frutta e verdura regalano all’organismo sostanze preziosissime: oltre a garantire un buon apporto di vitamine e minerali, contengono fibre indispensabili al corretto funzionamento dell’intestino.

Da una ricerca dell’Università di Otago (Nuova Zelanda) è emersa una forte correlazione tra il consumo generoso di frutta e verdura e la comparsa di sensazioni positive nelle 24 ore successive, legate soprattutto alla riduzione dell’ansia e, più in generale, a una maggiore serenità.

Passiamo poi agli alimenti ricchi di triptofano, l’amminoacido precursore della serotonina:

–          il cioccolato contiene triptofano, un aminoacido che va ad aumentare il livello del neurotrasmettitore serotonina, la cui scarsezza è associata alla depressione (ma scegliete quello fondente privo di zuccheri e altre aggiunte!).

–          le mandorle, oltre al triptofano e agli acidi grassi monoinsaturi, benèfici per l’organismo e la psiche, contengono magnesio e rame, elementi essenziali per l’equilibro del sistema nervoso. Questo alimento contiene inoltre zinco e magnesio, due minerali fondamentali per il mantenimento di uno stato d’animo equilibrato, e ferro che se basso causa affaticamento del cervello e può contribuire all’insorgenza di ansia e mancanza di energia.

Va notato però che il triptofano si converte in serotonina solo in presenza di vitamina B6, quindi risulta indispensabile introdurre alimenti come i legumi e i cereali integrali, banane, carote e spinaci.

La lattuga ha un potere rilassante: grazie al suo contenuto di principi amari, flavonoidi, acido succinico e acido malico, la lattuga è una verdura calmante. Sia mangiata cruda che preparata in decotto (1 foglia di lattuga spezzettata in 1 tazza di acqua in ebollizione; lasciare sul fuoco per 3 minuti e filtrare) è indicata a cena in quanto rilassa e favorire il sonno.

L’orzo è un cereale capace di favorire il rilassamento di corpo e mente. Grazie al beta-glucano, è in grado di attenuare la sensazione di appetito e calma la fame di origine nervosa. Parallelamente il fosforo è un elemento molto indicato per coloro che svolgono un’attività intellettuale e ai soggetti nervosi.

salviaLa salvia migliora l’umore: è particolarmente attiva sul sistema nervoso.

Questa pianta ha al contempo un effetto sedativo ed euforizzante ed è in grado di diminuire l’ansia e aumentare la sensazione di benessere psicofisico. È indicata per tutti i disturbi del sistema neurovegetativo, come depressione, stanchezza, insonnia, ansia.

La pasta fornisce energia al cervello e alza il livello della serotonina, neurotrasmettitore implicato nella regolazione di umore, fame e sonno.

Alcuni tipi di pesce sono ricchi di Omega-3, ossia acidi grassi dall’effetto benefico sull’umore e sulla salute generale dell’organismo. In particolare il salmone, le acciughe e il tonno. Un esperimento dell’Ohio State University ha dimostrato una riduzione del 20% dell’ansia in soggetti a cui è stato dato un integratore di acidi grassi omega-3 rispetto a coloro ai quali cui era stato somministrato un placebo. Sì dunque al pesce che, grazie agli omega , favorisce la vitalità del sistema nervoso centrale e interviene positivamente sul rilascio di adrenalina e cortisolo, oltre a mantenere pulite le arterie.

Concludiamo con le bevande ed in particolare gli infusi di valeriana, melissa e passiflora, utili soprattutto prima di andare a dormire grazie al loro effetto rilassante.

5 buoni propositi per l’anno nuovo!

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All’inizio di quest’anno abbiamo augurato ai nostri cari salute e felicità.
Ma se la nostra felicità dipende soprattutto da noi stessi?
Di seguito vi propongo cinque esercizi quotidiani per sentirsi più felici.

Collezionare bei momenti

Non è necessario guardare lontano per trovare la felicità. La vita quotidiana ci offre piccoli regali di cui non siamo sempre consapevoli: una telefonata da un amico, un sorriso inatteso, una pausa caffè al sole …
Florence Servan-Schreiber propone un buon esercizio per tutti: prendiamo coscienza di almeno tre bei momenti o sensazioni piacevoli che hanno segnato la nostra giornata.

Per godere ulteriormente di questi piccoli piaceri è possibile condividerli con la famiglia a cena,
oppure scriverli ogni sera in un piccolo taccuino.
Questo piccolo esercizio aiuta a portare l’attenzione al lato buono delle cose,
a coltivare l’ottimismo e quindi a sentirsi più felici.

trifoglio

Coltivare la gratitudine

Avete notato che siamo più spesso inclini a brontolare e lamentarsi, piuttosto che ringraziare per quello che abbiamo?
Quando fate l’esericizio precedente, quando andate a riconoscere i momenti felici della vostra giornata, non dimenticate di coltivare un sincero sentimento di gratitudine per quello che è stato dato.

Il ringraziamento può restare interno, ma può anche esternarsi, ampliarsi agli altri e così non esitate a ringraziare le persone intorno per quello che ci danno, per come abbelliscono il nostro quotidiano…

Identificare ciò che ci fa sentire bene

La nostra vita quotidiana è spesso fatta di obblighi e di orari da rispettare e incastrati nel ritmo frenetico delle nostre giornate lavorative, ci concediamo ben pochi momenti di tregua.
Per evitare di diventare uno schiavo della propria vita, è importante identificare le attività che ci fanno sare bene.

Queste attività possono essere molto diverse a seconda dei singoli gusti (cucina, sport, giardinaggio), ma hanno come punto comune di portare piacere e significato nella nostra vita. Queste attività che ci piacciono, che ci fanno stare bene, riescono ad assorbirci a tal punto che tutto il nostro essere è in esse concentrato, tanto da farci dimenticare i problemi quotidiani, o non farci rendere conto del tempo che passa. Questo è chiamato uno stato di “flusso”.
Per dare un senso alla vostra vita e coltivare il vostro benessere, fate una lista delle vostre attività preferite e scrivetele regolarmente nella vostra agenda.

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Mettere via le emozioni negative

Nonostante i nostri migliori sforzi, la vita non è un letto di rose.
E ‘inevitabile ogni tanto sentire una certa tristezza, rabbia o risentimento.
Queste emozioni però possono anche essere oltrepassate e
non andare quindi ad influire in modo permanente sulla nostra giornata.

Lasciandoci ispirare dalla meditazione proviamo a:
• identificare l’emozione,
• riconoscerla ed accettarla senza negarla: “Sì, sono triste, ecc.”,
• osservare gli effetti di questa emozione su di voi (palpitazioni, lacrime, immagini, ricordi, ecc).

Diventando consapevoli delle emozioni e delle sue conseguenze ci si separa da esse, mettendole a distanza per osservarle ci si disidentifica da esse e così si indeboliscono.

Coltivare la benevolenza

Gli studi hanno dimostrato che ogni atto altruistico che facciamo, anche il semplice atto di sorridere o di tenere la porta per qualcuno, riduce gli ormoni dello stress e aumenta la produzione di ormoni della felicità.

Essere utili agli altri e indulgenti con loro è un ottimo modo per sentirsi più felici.

La generosità e la gentilezza stimolano le aree di soddisfazione nel nostro cervello quando ne siamo gli autori, quando ne siamo beneficiari e anche quando ne siamo testimoni!