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5 buoni propositi per l’anno nuovo!

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All’inizio di quest’anno abbiamo augurato ai nostri cari salute e felicità.
Ma se la nostra felicità dipende soprattutto da noi stessi?
Di seguito vi propongo cinque esercizi quotidiani per sentirsi più felici.

Collezionare bei momenti

Non è necessario guardare lontano per trovare la felicità. La vita quotidiana ci offre piccoli regali di cui non siamo sempre consapevoli: una telefonata da un amico, un sorriso inatteso, una pausa caffè al sole …
Florence Servan-Schreiber propone un buon esercizio per tutti: prendiamo coscienza di almeno tre bei momenti o sensazioni piacevoli che hanno segnato la nostra giornata.

Per godere ulteriormente di questi piccoli piaceri è possibile condividerli con la famiglia a cena,
oppure scriverli ogni sera in un piccolo taccuino.
Questo piccolo esercizio aiuta a portare l’attenzione al lato buono delle cose,
a coltivare l’ottimismo e quindi a sentirsi più felici.

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Coltivare la gratitudine

Avete notato che siamo più spesso inclini a brontolare e lamentarsi, piuttosto che ringraziare per quello che abbiamo?
Quando fate l’esericizio precedente, quando andate a riconoscere i momenti felici della vostra giornata, non dimenticate di coltivare un sincero sentimento di gratitudine per quello che è stato dato.

Il ringraziamento può restare interno, ma può anche esternarsi, ampliarsi agli altri e così non esitate a ringraziare le persone intorno per quello che ci danno, per come abbelliscono il nostro quotidiano…

Identificare ciò che ci fa sentire bene

La nostra vita quotidiana è spesso fatta di obblighi e di orari da rispettare e incastrati nel ritmo frenetico delle nostre giornate lavorative, ci concediamo ben pochi momenti di tregua.
Per evitare di diventare uno schiavo della propria vita, è importante identificare le attività che ci fanno sare bene.

Queste attività possono essere molto diverse a seconda dei singoli gusti (cucina, sport, giardinaggio), ma hanno come punto comune di portare piacere e significato nella nostra vita. Queste attività che ci piacciono, che ci fanno stare bene, riescono ad assorbirci a tal punto che tutto il nostro essere è in esse concentrato, tanto da farci dimenticare i problemi quotidiani, o non farci rendere conto del tempo che passa. Questo è chiamato uno stato di “flusso”.
Per dare un senso alla vostra vita e coltivare il vostro benessere, fate una lista delle vostre attività preferite e scrivetele regolarmente nella vostra agenda.

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Mettere via le emozioni negative

Nonostante i nostri migliori sforzi, la vita non è un letto di rose.
E ‘inevitabile ogni tanto sentire una certa tristezza, rabbia o risentimento.
Queste emozioni però possono anche essere oltrepassate e
non andare quindi ad influire in modo permanente sulla nostra giornata.

Lasciandoci ispirare dalla meditazione proviamo a:
• identificare l’emozione,
• riconoscerla ed accettarla senza negarla: “Sì, sono triste, ecc.”,
• osservare gli effetti di questa emozione su di voi (palpitazioni, lacrime, immagini, ricordi, ecc).

Diventando consapevoli delle emozioni e delle sue conseguenze ci si separa da esse, mettendole a distanza per osservarle ci si disidentifica da esse e così si indeboliscono.

Coltivare la benevolenza

Gli studi hanno dimostrato che ogni atto altruistico che facciamo, anche il semplice atto di sorridere o di tenere la porta per qualcuno, riduce gli ormoni dello stress e aumenta la produzione di ormoni della felicità.

Essere utili agli altri e indulgenti con loro è un ottimo modo per sentirsi più felici.

La generosità e la gentilezza stimolano le aree di soddisfazione nel nostro cervello quando ne siamo gli autori, quando ne siamo beneficiari e anche quando ne siamo testimoni!

Stressarsi o non stressarsi? Questa è la domanda!

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Nel corso della nostra vita affrontiamo tantissimi eventi che dobbiamo interpretare, a cui diamo un significato.

Ogni evento è di per sé neutro, ma il modo in cui lo vediamo, l’importanza che gli diamo fa tutta la differenza.
Ogni volta ci troviamo davanti ad una scelta: quale valenza dare all’evento? Quale peso gli attribuisco nella mia vita? Quanto lo considero importante?

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Questo significato che noi attribuiamo all’evento continuerà ad influenzare il modo in cui interpretiamo le altre cose, condizionerà le nostre scelte ed i nostri comportamenti futuri.
Ad esempio, se la polizia ci ferma per eccesso di velocità possiamo leggere l’evento in due modi diversi: potremmo pensare che il mondo ce l’ha con noi e che è un periodo proprio sfortunato, oppure prendere l’evento come un segnale di un bisogno di rallentare e potremmo anche renderci conto che questo contrattempo potrebbe averci salvato da un imminente incidente…

Alcuni dicono che la vita è come una tela bianca sulla quale ognuno può dipingere il proprio capolavoro, ma purtroppo non è così semplice… Ognuno di noi porta con sé, ogni giorno di più, tutte le proprie esperienze passate, successi o traumi, ecc.
Se da bambino hai subito dei forti traumi o abusi questo influenzerà fortemente il tuo modo di vedere e interpretare le relazioni e il mondo. Ma benché difficile, è possibile cambiare il nostro modo di vedere le cose, avere una visione diversa della vita.

Lo psichiatra Viktor Frankl, sopravvissuto all’Olocausto, sostiene che le persone possono sopravvivere a qualsiasi esperienza se imparano a dare un significato più positivo ad esse. Egli dice che “anche la peggiore circostanza può essere trasformata dalle nostre menti”…

Siccome il significato che diamo agli eventi ha un effetto molto importante su come ci sentiamo emotivamente e fisicamente, risulta di vitale importanza diventare consapevoli del significato che stiamo dando agli eventi e di pensare alla nostra interpretazione iniziale come ad una delle tante possibili interpretazioni. Consapevoli del fatto che il nostro passato funge da “lente” della nostra visione del mondo, distorcendola in tanti modi diversi, possiamo fare un passo indietro e capire che ciò che noi stiamo interpretando non è la realtà stessa. Soffermiamoci quindi per un secondo e chiediamoci: “Qual è un altro modo per vedere questo?”, oppure “se io non fossi stato tradito in passato, potrei vedere questo avvenimento con occhi diversi?”

Ci sono esempi di questo tipo ogni giorno. Quando ci sentiamo particolarmente ansiosi, depressi, o in preda al panico durante il giorno sembra quasi impossibile percepire le cose in altro modo se non con un giudizio negativo. La verità è però che l’evento potrebbe addirittura essere neutro!

cambiare-prospettiva

Cerca di mettere in pratica il cambio di prospettiva, cerca i modi alternativi di guardare all’evento e allora potrai variare il tuo modo di sentirti rispetto alla vita.
Come sempre, condividete i vostri pensieri e lasciate dei commenti: le vostre esperienze sono una fonte di saggezza di cui tutti possono beneficiare.

Verso la felicità

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È curioso osservare quale ideale di felicità amino gli uomini
e in quali singolari posti essi cerchino la sua sorgente.
Alcuni la cercano nell’ammucchiare ricchezze, alcuni nella superbia
del potere, altri nelle conquiste dell’arte e della letteratura.
Pochi la cercano nell’esplorazione del loro spirito
o nel miglioramento della conoscenza.

Helen Keller

La ricerca della felicità può essere indirizzata verso il territorio esterno oppure verso i meandri della nostra interiorità, rivolgersi quindi alla sfuggente dimensione dello spazio-tempo o alla più stabile, benché maggiormente impegnativa, area della presenza nel qui ed ora.

La nostra società ci spinge molto verso l’esterno, verso una felicità basata su canoni esteriori, estetici, basati sull’avere. Una felicità che si fonda sul ruolo sociale raggiunto, su un’auto acquistata o su un riconoscimento ottenuto dall’esterno è palesemente fittizia e “passiva”: se l’essere felice dipende da qualcosa che si possiede, nel momento in cui l’oggetto viene meno, si smette di essere felice. In questo versante tutto il potere viene dato all’esterno, all’oggetto, all’altro e al suo giudizio, ecc.

Quando l’“avere” maschera una carenza di “essere”, la ricerca della felicità nel possesso diviene talvolta il modo per evitare di percepire il vuoto interiore. Sebbene questa sensazione di vuoto possa svanire per qualche momento, il vuoto resta sempre esattamente lì dov’è, pronto a rifarsi sentire, pronto a riemergere.

Questo tipo di felicità è quindi effimera, soggetta alle variazioni, peraltro inevitabili, del contesto, nello spazio e nel tempo.

Una felicità stabile, attiva, è una felicità che sboccia da dentro e che dipende dal soggetto che la vive, attraverso un’evoluzione che passa attraverso l’accettazione e il superamento di questo vuoto interiore.

Sicuramente non è una cosa facile, benché semplice, ma è indispensabile in quanto solo il cambiamento del mio modo di percepire la mia vita può davvero trasformare l’insoddisfazione in felicità. Questo è un cambiamento progressivo, spesso lento e graduale, che parte dalla superficie per raggiungere via via livelli sempre più profondi della psiche e dell’essere.

qui e ora

Da dove cominciare?

Benché io non creda che ci sia una formula definita ed unica per sentire e vivere la felicità, osservando coloro che sono felici, possiamo imparare qualche “trucco”. Numerosi studi sono stati condotti per capire come mai qualcuno riesce a vivere la felicità nella quotidianità con piccole azioni che riempiono il cuore e altri, pur compiendo azioni maestose e “famose”, non riescono mai a sentirsi felici.

Per cominciare quindi possiamo partire da tre fattori che sono facilmente osservabili e “immediatamente” modificabili:

1)      Il tuo corpo comunica all’esterno e all’interno le tue emozioni e i tuoi stati d’animo. È un circolo che può essere virtuoso: come assumi la tua postura. così ti sentirai ed avrai pensieri attinenti. Se osservi una persona soddisfatta la vedrai eretta, con lo sguardo rivolto dritto, sicuro e calmo, e col sorriso sulle labbra. Incomincia osservando la tua postura e impara cosa può comunicare e cerca di gestirla apportando qualche piccola modifica. È ovvio che non basta aprire le spalle per far passare una depressione, ma il cambiamento delle abitudini corporee è già un primo input per avviare il cambiamento interiore.

2)      Anche il linguaggio comunica sia all’esterno che all’interno: il nostro cervello non solo produce parole, ma ne è anche fortemente influenzato: impariamo ad essere attori della nostra vita, invece che spettatori passivi. Che differenza c’è tra il dire “DEVO andare a fare la spesa” e “VOGLIO andare a fare la spesa”? Nel primo ci sentiamo obbligati da qualche agente esterno, nel secondo siamo attori “attivi” che scelgono di fare qualcosa.

E prendiamoci quindi la responsabilità delle nostre azioni, responsabilità che è anche LIBERTA’: molte persone sono eccessivamente rivolte verso l’esterno, cioè attribuiscono la responsabilità della loro infelicità a qualcosa che sta fuori da loro. Quando invece riesco a sentirmi padrone del mio stato d’animo, padrone nel modo di vivere gli eventi (sui quali, ovviamente, ho ben poco controllo) posso avvicinarmi un po’ ad un tipo di felicità maggiormente “stabile” e basata su fattori interni.

3)      Così può cominciare a cambiare il mio sistema di credenze che influenza in modo impressionante la propria vita. Se credi di essere una vittima, impotente di fronte al destino, ciò influirà sulla forza e l’energia che metterai nel perseguire dei cambiamenti.

be-happyRicordiamoci che la felicità non e’ un’emozione “statica” ottenuta una volta per tutte, ma è uno stato “in divenire” che deve essere costantemente rinnovato nel qui ed ora.

Ovviamente una trasformazione totale del modo di vivere e vedere il mondo non è cosa da poco, non credo quindi che basti camminare a testa alta per aumentare la propria autostima, come non basta dire “voglio” per sentirsi pienamente padroni della propria vita, ma variare un piccola abitudine può essere l’inizio, un primo segno verso il mondo e verso se stessi della volontà di iniziare un cambiamento.

Il percorso verso se stessi è lungo, ci vuole tempo per riconoscere le proprie risorse e il proprio potere, ma ogni viaggio ha un inizio, e anche la tua metamorfosi vedrà l’inizio da una tua piccola, ma significativa, azione…

Tu quale hai scelto?