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ANSIA E STRESS?! IO CAMBIO RITMO!

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A volte la vita ci appare piena di disagi insormontabili che si creano nell’ambiente di lavoro o in famiglia, generando spesso stati d’ansia, cattivo umore, insoddisfazione e stress che a lungo andare ci logorano fino a farci ammalare o soffrire del cosiddetto mal-essere.
Ogni giorno veniamo in contatto con fonti di stress e a lungo andare tensioni fisiche e psichiche possono creare irrigidimenti e blocchi che possono alterare la nostra struttura fisica e la  circolazione energetica.

Ansia e stress?

14287488-punti-interrogativi-sulla-lavagna-la-decisione-confusione-faq-o-altro-concetto-scrittura-a-mano-con-L’ansia è una emozione che ci anticipa un pericolo. Precursore della paura essa ci spinge a identificare la sorgente del potenziale pericolo al più presto per  fare in modo di affrontarlo nella maniera più adeguata (lotta o fuga).
L’ansia diventa un “problema” quando la fonte di tale emozione non è riconoscibile oppure è del tutto immotivata: in questi casi l’emozione permane per un periodo di tempo eccessivo andando ad influenzare i nostri normali funzionamenti. Così senza un apparente motivo non dormiamo la notte, soffriamo di tachicardia, etc.
Lo stress è una normale conseguenza dell’ansia: quando sono ansioso ogni evento che mi trovo a vivere viene percepito come “eccessivamente” difficile da affrontare, generando una reazione da stress.
Per stress si intende qui il personale modo di reagire e percepire quel complesso di fattori caratteristici della vita quotidiana che causano continua tensione e preoccupazione; una condizione fortemente soggettiva ed individuale che dipende dalla capacità di risposta del proprio organismo.
Ansia e stress vanno a braccetto, la riduzione dell’ansia riduce anche lo stress e viceversa.

Le varie sensazioni fisiche scatenate dal prolungato stato ansioso sono per lo più spiacevoli e generano sintomi altrettanto distonici:

  • sensazione di soffocamento
  • apprensione
  • preoccupazione
  • blocco del respiro e senso di oppressione nel petto
  • insonnia

Ansia e stress si presentano quando l’individuo sente che il proprio equilibrio è minacciato, che le sue risorse sono insufficienti e che non riesce ad adattarsi a una situazione.
L’ansia generalizzata è uno “stato di tensione” diffuso e persistente, caratterizzato da un malessere generale psicologico-corporeo perdurante anche per molto tempo.

I possibili sintomi dell’ansia generalizzata possono essere suddivisi su tre diversi livelli:

  1. Sintomi fisici: crampi allo stomaco, disturbi intestinali, respiro affannoso, tremori, giramenti di testa, tensioni e dolori muscolari, rossore del viso, stanchezza.
  2. Sintomi neurovegetativi: senso di soffocamento, fiato corto, palpitazioni e aumento del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa, sudorazione, mani fredde o sudate, modificazioni salivari, vertigini, nausea, diarrea, senso di sbandamento, vampate di calore o di freddo improvvisi, bisogno di urinare spesso, etc.
  3. Sintomi psichici: sensazione di apprensione, paura, rimuginazioni, inquietudine, irritabilità, difficoltà di concentrazione e di attenzione, pessimismo, sfiducia in se stessi e nelle proprie capacità, stato di preoccupazione continua ed ingiustificata, sensazione di pericolo, mente confusa, insonnia, reattività eccessiva al minimo stimolo.

Ansia, stress: gli effetti sul sistema nervoso autonomo

Il sistema nervoso umano è strettamente collegato con la psiche e le emozioni, ed è grazie a questo collegamento che l’ansia, oltre ai sintomi psicologici descritti, si esprima anche attraverso sintomi di tipo organico.
Il meccanismo in questione è piuttosto semplice: lo stimolo psichico genera un’emozione che va ad agire sul cervello che reagisce inviando ordini di vario genere al corpo: ad esempio un pensiero che genera paura implica spesso una reazione di “difesa”, l’ordine arriva al corpo, ai muscoli e ai nervi che generano un atteggiamento difensivo che implica contrazione, irrigidimento e chiusura.
Il sistema limbico influenza direttamente gli organi e ad ogni emozione corrisponde sia una reattività affettiva che una risposta prettamente organica mediata dal sistema nervoso autonomo.
Le emozioni quindi condizionano non solo i processi razionali, ma influenzano anche i sistemi neuroendocrino e immunitario che sono responsabili del nostro benessere.

Passare dal corpo per trovare una cura alternativa all’ansia

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Dite addio all’ansia e allo stress, alla sensazione di affaticamento e stanchezza e concedetevi finalmente il benessere psicofisico.
Quando un corpo è sano e vitale l’energia fluisce naturalmente, nutrendolo; le tensioni muscolari che si creano nel corpo in risposta all’accumulo di stress impediscono il fluire dell’energia in tutto l’organismo.
Quando si consente alla tensione muscolare di scaricarsi e quindi ai muscoli di rilassarsi, l’energia riprende a circolare liberamente rimettendovi in contatto con il corpo e le vostre emozioni.
La Biotransenergetica (BTE) attraverso un lavoro di percezione consapevole, decontrazione e contatto profondo, permette di riportare il corpo e la mente al loro stato naturale di equilibrio e salute. Ascoltando il corpo, riconoscendo le emozioni e lasciando sciogliere eventuali blocchi si riattiva il libero fluire del respiro, del movimento e dell’energia.

BEN-ESSERE OLISTICO: GESTIRE LO STRESS ATTRAVERSO PSICHE E CORPO

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Un gruppo esperienziale, un viaggio che conduce a vivere con pienezza la vita

attraverso il positivo sviluppo delle risorse interiori per diventare

protagonista del proprio benessere quotidiano.

Un incontro all’insegna della gestione dello stress per la conquista del benessere

attraverso il lavoro integrato di psiche e corpo.

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Inizialmente verranno illustrate le principali cause dello stress, i suoi sintomi

e gli effetti sull’equilibrio psico-fisico e poi si passerà alla fase esperienziale:

sarà un momento dedicato all’equilibrio tra corpo e mente

attraverso movimenti dinamici tratti dalla Biotransenergetica.

Conduce l’intervento la Dr.ssa Martina Landucci

Psicologa- Psicoterapeuta

 

SABATO 19 MAGGIO

dalle ore 18:00 alle 19:30

Presso il Centro Edelweiss – Piazza Palermo 5/35

L’incontro è GRATUITO.

È necessaria la prenotazione compilando il form che trovate qui

Per ulteriori informazioni: info@mipgenova.itwww.mipgenova.itwww.psicologimip.it/genova

La psicologia dell’Oriente

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La psicologia dell’Oriente

Allan Watts

Brano tratto da: La Via della Liberazione, di Allan Watts, Edizioni Ubaldini Astrolabio

 

E’ qui che la psicologia dell’Occidente può prendere lezione dalla psicologia dell’Oriente, la quale presta più attenzione al modo di accettare e meno alle cose da accettare.

Essa è interessata a creare uno stato mentale preparato a ogni eventualità, a ogni sorpresa che venga sia dall’universo esterno sia dall’universo interno.

Troppo poco risalto è dato a questo aspetto dell’opera da sconsiderati professionisti della psicologia dell’inconscio, così che facilmente l’analisi risulta piuttosto astratta dalla vita. L’analisi non è qualcosa a cui si possa lavorare solo di notte, nel paese dei sogni, e la salute psicologica non può essere comperata a cento dollari la visita ogni giovedì pomeriggio. Una sera un amico mi telefona e mi annuncia che deve rincasare presto perché il suo analista lo ha incaricato di affrontare un problema.

Quando è necessario rincasare presto, chiudersi in camera, sedersi solennemente, prendere da un cassetto il problema e affrontarlo, cominciamo a chiederci con stupore che cosa sia avvenuto di una certa indispensabile qualità chiamata umorismo. L’analisi non deve assolutamente astrarsi dalla vita, ma, quando si dà eccessivo risalto al sogno, al simbolismo inconscio, al disegno e alla pittura inconsci, e alla vita di fantasia in generale, si corre il rischio di dividere la vita in due metà e trascurare i rapporti che le legano, come se l’intero processo non richiedesse altro che di essere sviluppato nel mondo del sogno e della fantasia.
Molte di queste difficoltà sarebbero superate se coloro che non possono giovarsi di un savio analista, avessero la chiara intelligenza dei fini dell’opera psicologica, e anche qui la visione di sistemi orientali come il Taoismo e varie forme di Buddhismo è molto indicativa. Infatti qui l’obiettivo non è raggiungere uno stadio – particolare; è trovare il giusto atteggiamento mentale in quale che sia lo stadio in cui possa capitare di trovarsi. Questo, a dire il vero, è un principio fondamentale di quelle forme di psicologia orientale che passeremo in rassegna. Nel corso della sua evoluzione l’uomo passerà attraverso un numero indefinito di stadi; si arrampicherà sulla cresta di un monte per trovare la strada che lo porti oltre la cresta di un altro e di un altro ancora e così all’infinito. Nessuno stadio è definitivo, perché il significato della vita sta nel suo movimento e non nel luogo verso cui si muove.

Un nostro proverbio dice che viaggiare bene è meglio che arrivare, il che si avvicina all’idea orientale. La saggezza non consiste nell’arrivare a un luogo particolare e non si deve pensare che la si raggiunga necessariamente con l’arrampicarsi su una scala i cui pioli sono gli stadi successivi dell’esperienza psicologica. Quella scala è senza fine e l’accesso all’illuminazione, alla saggezza o alla libertà spirituale si può trovare su uno qualunque dei suoi pioli. Se lo scopri, non significa che non dovrai continuare ad arrampicarti su per la scala; dovrai continuare ad arrampicarti esattamente come dovrai continuare a vivere. Ma l’illuminazione si trova con la piena accettazione del posto dove ti trovi ora.

L’uomo moderno si trova nello stadio dell’evoluzione umana in cui c’è una divisione massima fra il suo Io e l’universo; per lui l’illuminazione è l’accettazione totale di quella divisione. Le tecniche psicologiche falliscono perché non si accettano pienamente i vari stadi coinvolti; questi si accettano con il solo scopo di raggiungere una certa meta, come per esempio lo stato di “individuazione” simboleggiato dal mandala. In tali circostanze quello stato si può raggiungere” ma non vi si trova ciò che intimamente si desidera. Il risultato è che quanti immaginano di aver completato quella fase di lavoro psicologico, sono spesso infelici come sempre.
La semplice esplorazione dell’inconscio non porta alla saggezza, perché uno sciocco potrà imparare molto e sperimentare molto, ma sarà sempre uno sciocco. Diventa saggio solo quando ha l’umiltà di lasciarsi libero di essere uno sciocco. Come dice Chuang Tze: “Chi sa di essere uno sciocco non è un grande sciocco”. Infatti lo sciocco si rivela sempre per il suo orgoglio, per l’illusione che la grandezza si misuri semplicemente con il metro della sapienza psicologica e che caricandosi di nuove esperienze diventerà saggio. La psicologia dell’inconscio è il suo felice terreno di caccia. “Dopo cinque o sei anni di analisi”, egli pensa, “se lavorerò sodo e passerò attraverso tutti gli stadi necessari, diventerò una persona reale, un uomo autentico, libero”. Veramente quei cinque anni di lavoro (la cui realizzazione richiederà anche l’istupidimento dell’analista) potranno insegnargli qualcosa, se per avventura gli mostreranno che egli è simile a quel somaro che cercava il fuoco con la lanterna accesa. Talvolta il giro più lungo è la via più breve per tornare a casa.
La via dell’accettazione e della libertà spirituale si trova non con l’andare da qualche parte, ma nell’andare, e lo stadio in cui se ne può conoscere la felicità è ora, in questo stesso momento, nello stesso posto in cui ti capita di stare. Sta nell’accettare pienamente lo stato della tua anima, qual è ora, non nel tentare di portarti con la forza in un altro suo stato, che per orgoglio immagini che sia superiore e più progredito. Non si tratta di sapere se il tuo stato presente sia buono o cattivo, nevrotico o normale, elementare o progredito; si tratta di sapere quale sia. L’essenziale non è accettarlo al fine di passare a uno stato “superiore”, se cosi si può chiamare.

A mo’ di illustrazione, ecco la storia di come il saggio Buddhista Hui-neng illuminò Chen Wei-ming, il quale lo aveva inseguito per rubargli il mantello e la ciotola delle elemosine del Buddha. Hui-neng li aveva deposti su una roccia e quando Chen andò per sollevarli, trovò che era impossibile. Preso dal terrore Chen protestò che non era venuto per il mantello e la ciotola, ma per la saggezza che rappresentavano. ” Poiché sei venuto per il Dharma”, disse Hui-neng, “non pensare al bene, non pensare al male, ma vedi quale sia la tua vera natura (letteralmente: ” faccia originaria ” ) in questo momento “. A queste parole, Chen fu d’improvviso illuminato; grondando di sudore e salutando Hui-neng con lacrime di gioia, domandò: “Oltre a queste parole segrete e a questi occulti significati che mi hai appena largiti, c’è qualcos’altro di segreto?”.

Hui-neng rispose: “In ciò che ti ho rivelato non c’è nulla di segreto. Se rifletti e riconosci la tua vera natura, il segreto è in te”.