Archivi categoria: Ansia

Lasciar andare

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Lasciar andare non significa non interessarsi,
ma smettere di credere di aver potere al posto degli altri.
Lasciar andare non significa fregarsene,
ma lasciare che l’esperienza sia consigliera, non le parole.
Lasciar andare non è vittimismo,
ma la profonda certezza che spesso gli effetti non dipendono da noi.
Lasciar andare non corrisponde ad una critica,
ma ad un atto di estrema fiducia.
Lasciar andare non è imporre nuove catene,
ma permettere alla libertà di ognuno di esprimersi.
Lasciar andare non è ancorarsi al passato,
ma vivere pienamente un nuovo futuro.
Lasciar andare non è un atto egoistico,
ma è il coraggio di scoprire il nuovo che si svela di fronte a noi.
Lasciare andare non è dominio e controllo,
ma un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare non è cedere ai fardelli della vita,
ma credere che siamo nati per uno scopo elevato.
Lasciar andare non è soffrire,
ma permettere alla gioia di abitare in noi.
Lasciar andare non è di domani,
ma è di un oggi che aspetta di essere vissuto.
Lasciar andare… libera, purifica, migliora… lasciare andare… è accogliere la gioia.

Stephen Littleword

Meditazioni della vita quotidiana

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Meditazioni della vita quotidiana

La meditazione non dovrebbe essere relegata ad un tempo circoscritto della giornata. Per quanto sia importante il rituale della preparazione del proprio tempio interiore che facilita l’accesso al mood giusto per entrare in uno stato meditativo, credo sia davvero importante rendere pregno ogni nostro attimo di quotidianità di questo stato.
Ovviamente saremo invasi dagli stimoli esterni che vengono a bussare in modo più o meno insistente alla nostra percezione, ma può rimanere nostro intento concentrarci sulla presenza mentale del qui ed ora, in ogni singola azione che stiamo facendo.
Già aprendo gli occhi al mattino può essere davvero utile riportare la mente viaggiatrice del tempo (in avanti con l’ansia e indietro con le nostalgie) in contatto con il presente. Un presente che può anche essere caratterizzato da uno stato che non ci piace, come un intorpidimento classico del passaggio dallo stato di sonno a quello di veglia.
Stare e concedersi questo stato, dargli il tempo di svanire lentamente senza imporci ritmi non nostri. Lasciare da parte il senso del dovere e il giudizio sull’umore di quel momento, che spesso giudichiamo non adeguato, (chi ci ha poi detto che per avere una buona giornata ci si debba alzare felici e pimpanti?!) e semplicemente stare in contatto con ciò che proviamo nel qui ed ora. Non provare a lottare, cambiare, mandare via, variare…semplicemente stare.
Non è per nulla facile astenersi dal cercare di cambiare…ce lo hanno insegnato sin da piccoli e quindi sarebbe sbagliato da parte mia dirvi che è semplice, sbagliato per voi pretendere da voi stessi di riuscirvi in un attimo…. ciò non significa però che sia impossibile.
Anzi, il meccanismo è davvero semplice: accettare le emozioni, le sensazioni del corpo e lasciarsi 20170322_174439attraversare da esse senza darvi eccessiva importanza, senza dar loro un valore, un giudizio (“se mi sono svegliato con poca energia, allora oggi sarà una giornata difficile”).
Proseguo quindi la mia fase del risveglio senza alimentare una mente che vorrebbe viaggiare in avanti e indietro, portando invece tutta la mia attenzione ai gesti semplici… carico la moka con il caffè macinato, accendo il fuoco, aspetto che l’acqua cominci a bollire e il caffè riempia la caffettiera invadendo la cucina col suo odore. Nel frattempo assaporo un biscotto intriso nel latte.
Tutto il mio essere è lì, seduto al tavolo, davanti al caffè. Integrità e integrazione di tutti i livelli.
Sorseggio il caffè, mi gusto le sfumature del suo sapore, sento il calore nella bocca e nella gola. La mente resta calma… e se lei dovesse comunque fare i suoi viaggi, se la dovessi ritrovare vagante negli impegni che mi attendono in ufficio, la riporto gentilmente alla stazione di partenza…posso chiederle di aspettarmi, partiremo insieme più tardi, quando sarà ora.

La Meditazione Vipassana di S. N. Goenka

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Potreste non conoscere il nome di S.N. Goenka, ma se avete mai contato i vostri respiri per rilassarvi o se avete mai provato a mangiare, camminare, o parlare “consapevolmente”, avete già sentito la sua influenza. Egli potrebbe anche aver cambiato la vostra vita.

goenkaSatya Narayan Goenka non si è mai proposto come un guru della meditazione. Era un uomo d’affari indiano a cui è accaduto di incrociare gli insegnamenti del un maestro birmano Sayagyi U Ba Khin che aveva adattato le pratiche della meditazione buddista per insegnarle a laici, come me e (probabilmente) te. Ciò potrebbe non sembrare così radicale oggi, ma cento anni fa, lo era assolutamente visto che queste tecniche erano riservate alla tradizione monastica.
Dopo aver ricevuto l’insegnamento dal suo maestro per 14 anni, S.N. Goenka ritornò in India e qui, nel 1969, cominciò ad insegnare la meditazione Vipassanā, una pratica meditativa legata alla tradizione buddista Theravada, è anche detta “meditazione di visione profonda”.In un paese ancora diviso da differenze di casta e di religione, i corsi offerti da S.N. Goenka attirarono persone provenienti da ogni strato sociale. Inoltre anche moltissimi stranieri, provenienti da paesi di tutto il mondo, vennero per partecipare ai corsi di Vipassanā.

La nozione che la meditazione può essere praticata in modo non religioso e non settaria deve molto a Goenka.
La tecnica che egli insegna rappresenta una tradizione che risale fino a Gotama il Buddha. Il Buddha non insegnò mai una religione settaria; egli insegnò il Dharma – la Via di Liberazione – che è universale.
Allo stesso modo, l’approccio di S.N. Goenka è totalmente non settario. Per questo motivo, il suo insegnamento esercita un profondo richiamo su persone provenienti da ogni ambiente, di qualsiasi religione o anche non religiose, di ogni parte del mondo.

Fondamentalmente razionalista e pragmatico, Goenka ha sottolineato che la meditazione non è spiritualità nè religione, ma più una tecnica – un set di strumenti per l’aggiornamento e l’ottimizzazione della mente. Questi sono i miei termini, non i suoi (…), ma la sostanza è la stessa: non dovete credere a nulla, né indossare abiti speciali, o cantate parole speciali, al fine di calmare la mente, migliorare la memoria, e raggiungere i vari altri benefici della meditazione. La meditazione Vipassanā si adatta quindi anche a quelle persone che non sono interessate all’illuminazione o al risveglio, ma che vogliono acquisire consapevolezza (mindfullness n.d.r.) nella vita quotidiana: in pratica, prestando attenzione all’esperienza nel momento presente  in un particolare e mirato modo, sia nella meditazione formale che in altre attività.

Per capire cos’è la Vipassana potete sentire direttamente questo discorso di S. N. Goenka :

Di seguito una breve spiegazione, basata su di un discorso tenuto pubblicamente da S.N. Goenka a Berna, Svizzera, nel 1980.

***

L’apprendimento, durante un corso di meditazione Vipassana, si svolge in tre passi.

In primo luogo ci si deve astenere da ogni azione fisica e verbale che disturbi la pace e l’armonia degli altri. Non si può lavorare per liberarsi dalle impurità della mente e, nel contempo, continuare a compiere atti, con il corpo e con la parola, che le moltiplichino. Quindi, un codice di moralità è il primo passo essenziale della pratica. Ci si impegna a non uccidere, a non rubare, a non avere un comportamento sessuale scorretto, a non mentire e a non usare intossicanti. Astenendosi da queste azioni, si permette alla mente di acquietarsi quanto basta per procedere ulteriormente.

Il passo successivo è quello di sviluppare la padronanza su questa nostra mente selvaggia, esercitandola a rimanere fissa su di un solo oggetto: il respiro. Si cerca di mantenere la propria attenzione sulla respirazione il più a lungo possibile. Non si tratta di un esercizio di respirazione; non si deve controllare il respiro. Si osserva la respirazione naturale così come è, mentre entra e mentre esce. In questo modo si acquieta ulteriormente la mente, così che non venga più sopraffatta da intense negatività. Nel contempo si sta concentrando la mente, la si rende acuta e penetrante, capace di lavorare più in profondità.
Questi due primi passi, condurre una vita morale e controllare la mente, sono necessari e benefici di per se stessi, ma conducono alla soppressione delle negatività se non viene compiuto il terzo passo: purificare la mente dalle impurità, mediante lo sviluppo di una percezione diretta della propria natura. Questo è Vipassana: sperimentare la propria realtà tramite l’osservazione sistematica e spassionata dentro di noi del fenomeno mente-materia, che è in continuo mutamento e che si manifesta come sensazioni. Questo è l’apice dell’insegnamento del Buddha: auto-purificazione mediante auto-osservazione.
È qualcosa che può essere praticato da chiunque. Tutti affrontano il problema della sofferenza. È una malattia universale che richiede un rimedio universale, non un rimedio settario. Quando si soffre a causa della rabbia, non si tratta di rabbia buddista, induista o cristiana: la rabbia è rabbia. E quando ci si agita a causa della collera, non è un’agitazione cristiana, induista o buddista. La malattia è universale. Anche il rimedio dev’essere universale.
La Vipassana è questo rimedio. Nessuno obietterà nei confronti di un codice di vita che rispetta la pace e l’armonia degli altri. Nessuno obietterà verso lo sviluppare il controllo della mente. Nessuno può avere obiezioni verso lo sviluppare la comprensione profonda della propria natura, una comprensione che permette di liberare la mente dalle negatività. Vipassana è una via universale.
Osservare la realtà così come è, osservando la verità al proprio interno: questo è conoscersi direttamente ed esperienzialmente. E a mano a mano che si pratica, ci si libera dalla miseria delle impurità mentali. Dalla verità grossolana, esteriore, apparente, si penetra fino alla verità ultima della mente e della materia. Poi la si trascende e si sperimenta una verità che sta oltre la mente e la materia, oltre il tempo e lo spazio, oltre il campo condizionato della relatività: la verità della totale liberazione da tutte le negatività, tutte le impurità, tutte le sofferenze. Non ha importanza che nome si dia a questa verità ultima: essa è la meta finale per tutti.
Che tutti voi possiate sperimentare questa verità ultima. Possano tutti liberarsi dalle loro impurità, dalla loro miseria. Possano godere della vera pace, della vera armonia, della vera felicità.
Che tutti gli esseri siano felici.gocce

Brano tratto dal sito http://www.atala.dhamma.org/pub/artevita.php